Ho avuto la fortuna di assistere alle nozze di Galičnik, un villaggio con le case costruite in pietra nel cuore della Macedonia del Nord. Si celebrano solo due giorni all’anno, a luglio, ma ciò che succede in quelle ore resta scolpito dentro. È molto più di un matrimonio: è un viaggio nel tempo, un rito collettivo che unisce vivi e morti, passato e presente, sacro e profano.
Il rito inizia con lo sposo che si reca al cimitero dove chiede perdono ai defunti per non poterli più invitare alle nozze, intanto al centro del villaggio è tutto pronto per il rito della rasatura: un gesto antico, forte, che segna il passaggio all’età adulta.
Tutti insieme siamo travolti dai balli, dai colori, dai profumi e dalla spensieratezza della gente. Ogni invitato è vestito con gli abiti tradizionali cuciti dal sarto del posto e questo dà ancora di più la dimensione dell’importanza del momento, il colpo d’occhio è ipnotico.
La musica non si ferma mai, tamburi e canti accompagnano il corteo verso la casa della sposa. Lei si affaccia alla finestra, guarda attraverso la fede nuziale e recita: “Ti vedo attraverso un anello, per entrare nel tuo cuore”. Ogni gesto vibra come un eco di qualcosa che resta al di là del tempo.
La sposa sale a cavallo con il volto velato, arriva accompagnata dal corteo nuziale alla casa dello sposo dove la madre l’accoglie con un setaccio e una torta e le chiede di essere obbediente. Sono gesti che parlano più delle parole.
Infine, il matrimonio si celebra secondo il rito ortodosso nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo, ed io, spettatrice partecipe, mi porto a casa un senso di incanto che non scorderò più.
CLICCA SUL VIDEO QUI SOTTO PER VEDERE TUTTA LA PERFORMANCE
Al Raduno di Viaggio Fotografico, ci sarà un performance multimediale live a sorpresa al quale vorremmo che partecipassi con le tue fotografie.
Si tratta di una call fotografica, un contest a cui ti invitiamo a partecipare per metterti alla prova.
PREPARA LE FOTO:
Le foto vanno inviate entro domenica 1 marzo (vedi in fondo alla pagina).
Sabato sera 14 marzo 2026 alle ore 18,30 ci sarà una performance multimediale dal vivo, per la quale non ti aggiungiamo altri dettagli (per darti il piacere della sorpresa) ti diciamo solo che ci serviranno le tue foto. Sarà un momento condiviso, sorprendente e pensato per essere visto insieme, costruito anche grazie al tuo sguardo.
Per questo ti invitiamo a partecipare: non ci sono limiti di stile, luogo nè limiti alla data di scatto nè alla tecnica usata. Vanno bene foto realizzate con pellicola, con cellulare, con una fotocamera digitale o come vuoi.
Vorremmo coinvolgere più persone possibile per fare in modo che tutti siano protagonisti della performance e non solo spettatori…
Sei infine liberissim* di inviare immagini realizzate in qualunque contesto, anche completamente diverso dai nostri itinerari fatti con Viaggio Fotografico.
In fondo a questa pagina trovi tutte le info sull’invio delle foto.
In un evento di 2 giorni dedicati alla fotografia di viaggio in meravigliosi Paesi lontani ed esperienze indimenticabili, potrai scoprire di essere un vero internauta.
Gli Internauti sono viaggiatori dell’interiorità: esploratori che scelgono di navigare le acque della coscienza più che le geografie del mondo. Gli internauti sanno che possono fotografare il mondo attraverso lo specchio semitrasparente della loro anima che gli permette di osservare contemporaneamente se stessi e il mondo che li circonda. Per gli Internauti, il viaggio più bello è quello verso l’interno.
Se anche tu hai una tuta da Internauta o vuoi indossarla per un giorno, in questo contest troverai 47 LUOGHI da raccontare, 47 temi, 47 modi di guardarti dentro per raccontare il mondo che ti circonda.
COME FUNZIONA
Abbiamo individuato 47 “Luoghi”, intesi come temi aperti di uno stimolante contest fotografico che vedrà le foto migliori far parte della performance. Ogni “Luogo” è da trattare come una forma metaforica è un “luogo dell’anima” e non un luogo fisico o una destinazione ed è accompagnato da una breve suggestione visiva (chiamala sottotitolo se preferisci), pensata per attivare la tua interpretazione ma senza vincoli interpretativi. Suggerimento: non “fermarti” al titolo del LUOGO, leggi la descrizione sotto, é quella che ti da la vera tematica da trattare e che amplia il concetto, lo rende concreto e “fotograficamente realizzabile”
Ciascun Autore può inviare al massimo UNA foto per ciascun Luogo
Si può partecipare al contest con una o più immagini inviando fino a un massimo di 47 fotografie (comunque non più di una per ogni Luogo)
Se uno o più Luoghi (temi) non trovano il tuo interesse non ci sono problemi, puoi partecipare a tutti gli altri che stimolano la tua sensibilità
Sarà selezionata solo UNA FOTO per ciascun Luogo per la performance live
I temi sono volutamente aperti, evocativi, non descrittivi.
Saranno particolarmente apprezzate immagini oniriche, allusive, poetiche, simboliche, ma non esiste uno stile giusto o sbagliato.
Le fotografie possono essere:
realizzate in qualunque momento
in qualunque luogo
con qualunque tecnica, anche con AI
NON è necessario che siano state scattate durante un nostro Viaggio Fotografico
I LUOGHI (concettuali) da cercare in archivio e inviare:
NB: il LUOGHI 2 e 36 sono entrambi “luogo della città alta”, NON si tratta di un errore, se infatti leggi la descrizione sotto ciascuno di essi, vedrai che ci sono 2 accezioni diverse dello stesso concetto.
luogo del viaggiatore Un’attesa notturna. Una soglia da attraversare. Presenza senza volto.
luogo della città alta Uno spazio dove la luce alleggerisce. Uno sguardo che sale.
luogo del giardino d’ombra Un luogo raccolto. Luce riflessa, filtrata, trattenuta.
luogo dell’erba Qualcosa che cresce dove non dovrebbe.
luogo dell’acqua Un lento avanzare. Tracce che scompaiono.
luogo della città anecumene Spazi disabitati. Tracce umane senza presenza.
luogo dell’attesa Un tempo fermo. Nessuna azione.
luogo della città spettrale Architetture vuote. Aria immobile. Segni di ciò che non c’è più.
luogo della città giunglale Strutture invase. Natura che riconquista.
luogo della casa che ride Un interno abitato dalla memoria. Luce domestica.
luogo del fiume Acqua che accoglie. Presenze che si avvicinano.
luogo della crisalide Un passaggio. Qualcosa che sta cambiando.
luogo del solitario viandante Un incontro inatteso. Uno sguardo che parla.
luogo dei giorni di polvere Cammino arido. Corpi e gesti nella luce secca.
luogo del treno ipnotico Troppo di qualcosa. Stratificazione.
luogo del treno che arriva Una comparsa improvvisa. Luce che irrompe.
luogo della vergogna Essere visti. O sentirsi visti.
luogo della smania Irrequietezza. Un gesto che non trova quiete.
luogo del nemico Una presenza ostile. Uno sguardo che ferisce.
luogo dei fiori calpesti Bellezza violata. Fragilità sotto pressione.
luogo dell’ultima pagina Un gesto conclusivo. Scrivere per trattenere.
luogo della bara Un peso condiviso. Un movimento faticoso.
luogo del sentimento di morte Una familiarità silenziosa. Spazi chiusi e umidi.
luogo della gipsoteca Figure immobili. Corpi sospesi nel gesto.
luogo dell’annebbiata cordigliera Una soglia di pietra. Essere vivi tra i morti.
luogo dei passi prediletti Percorsi ripetuti. Spazi scelti.
luogo delle stanze nascoste Un rifugio interno. Silenzio sorvegliato.
luogo del fraintendimento Un suono ambiguo. Dubbio percettivo.
luogo del raccoglitore di conchiglie Un gesto lento. Raccolta senza meta.
luogo delle congetture Salire senza certezza. Visioni possibili.
luogo della nuova nascita Occhi chiusi. Attesa prima della luce.
luogo dei solitari petricoli Segnali minimi. Comunicazione elementare.
luogo del disorientamento Mappe imperfette. Tempo senza riferimenti.
luogo dell’unica possibilità Incontro decisivo. Riconoscersi nello sguardo.
luogo del sospetto Diffidenza. Restare nel buio.
luogo della città alta Una visione luminosa e distante. Un luogo desiderato, intuito, mai pienamente raggiunto.
luogo del vizio assurdo Attrazione irresistibile per la luce.
luogo delle allegorie Figure simboliche. Realtà trasfigurata.
luogo della piota di sabbia Un mondo in miniatura. Deserto abitato.
luogo delle maiuscole Concetti incarnati. Forze primarie in scena.
luogo dell’amore sacro e profano Tensione tra corpo e trascendenza.
luogo delle fugaci metamorfosi Identità che cambiano. Trasformazioni improvvise.
luogo del pensiero triste Memoria che ritorna. Gioia assente.
luogo dei travestimenti Maschere quotidiane. Ambiguità del gesto.
luogo della delusione Ritorno alla materia. Luoghi spogli.
luogo della tristezza sublime Consapevolezza. Vedere oltre lo sguardo.
luogo del ragazzo d’ascensore Interruzione improvvisa. Risveglio.
Le fotografie devono essere inviate in alta risoluzione, in formato .jpgentro e non oltre domenica 1 marzo 2026 a: info@viaggiofotografico.it
Il nome del file deve avere necessariamente questa struttura: numerodelluogo.nome.cognome.jpg (esempio: 12.mario.rossi.jpg oppure: 38.giovanni.verdi.jpg) Con il numero del luogo potremo individuare facilmente a quale argomento attribuire il tuo scatto.
Per inviare le foto puoi usare la normale email o SwissTransfer.
BUONA RICERCA A TUTTI, non vediamo l’ora di rivedervi a Roma.
La vivacità e la gioiosità dei bambini, pur nella diversità dei popoli e della localizzazione geografica, è sempre molto simile qualunque cosa facciano e per loro il processo scolastico è un fatto generalizzato.
Diversamente, i bambini Mundari – un’ etnia seminomade strettamente legata alle attività pastorali tradizionali – affrontano fin dalla più tenera età compiti, lavori e sfide quotidiane con una precoce assunzione di responsabilità e la loro educazione è limitata all’ambito famigliare.
Si abituano a svegliarsi all’alba prima degli adulti, con il compito di accendere i fuochi tipici dei Cattle Camp Mundari e poi di raccogliere lo sterco degli animali, un compito affidato esclusivamente a loro e alle donne.
Lo sterco, una volta essiccato al sole, viene utilizzato per alimentare i fuochi e per generare un fumo denso che tiene lontane le zanzare; la cenere prodotta dalla combustione viene poi cosparsa sul corpo di uomini, donne, bambini e anche degli stessi animali: questa, in mancanza di acqua, è la loro principale forma di protezione igienica.
La loro alimentazione è povera, talvolta limitata alla condivisione del latte direttamente dalle mammelle delle mucche insieme ai vitelli. Ai bambini viene anche affidata la cura degli animali più piccoli o più giovani (capre e vitelli).
Alle bambine il trasporto della poca acqua disponibile. Svolgono i compiti assegnati con attenzione ma senza allegria; crescendo in questo modo sviluppano, come i loro padri, un rapporto simbiotico con il bestiame e perpetuano le tradizioni tribali della loro comunità.
Il gioco è quasi assente dalla loro vita, salvo qualche esercizio di lotta, sul finire della giornata, quando tutte le attività quotidiane sono completate.
The deep South
Nel profondo Sud degli Stati Uniti!
I turisti che visitano gli Stati Uniti d’America prediligono come mete le grandi città, come New York o Los Angeles. Oppure gli spettacolari paesaggi della Monument Valley o del parco di Yellowstone.
Foto @Roberto Manfredi
Ma a noi piace esplorare, fuori dalle rotte turistiche, ciò che è più autentico, spontaneo, l’America che si mostra senza filtri, quella più quotidiana, più ruvida, più spontanea.
Foto @Roberto Manfredi
Il viaggio nel profondo sud degli USA, tra Texas, New Mexico e Oklahoma, ci ha permesso di conoscere non tanto il “sogno americano” quanto il suo risveglio quotidiano: polveroso, teatrale, talvolta surreale — ma autentico nella sua messa in scena.
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Così abbiamo conosciuto il vero “south”, l’America che ancora si mette gli stivali e il cappello da cowboy, che sfila in parata con i cavalli e le vacche longhorn dalle lunghissime corna, ma anche l’America che sa ironizzare su se stessa, realizzando teatrini dove finti banditi rappresentano improbabili rapine in banca e dove riemerge l’influenza della cultura messicana con il suo particolarissimo rapporto con la morte.
Foto @Roberto Manfredi
Abbiamo visto cittadine dai nomi da film western — Tucumcari, Terlingua, Alamogordo — ciascuna allineata lungo una main street con locali irlandesi che servono pizza e negozi che vendono armi e munizioni; ad Amarillo, al Big Texan Steak Ranch, alla faccia del colesterolo si gareggia a colpi di bistecche da due chili: chi riesce a finirla in meno di un’ora, non la paga. Persino le tipiche cassette della posta che vediamo in tanti film e serie americane, allineate come soldatini in disarmo, sembrano raccontare un’America che non conosciamo.
Foto @Roberto Manfredi
Abbiamo guardato e fotografato l’America senza alcuna nostalgia, né compiacimento. Piuttosto, ci ha guidato una curiosità. Una fascinazione per una quotidianità che si prende il proprio tempo per mostrarsi. Senza maschere ma con una certa inclinazione teatrale e un pizzico di ironia.
Ogni viaggiatore che usa la fotografia o la scrittura come mezzo per raccontare la realtà dovrebbe conoscere il nome di Tiziano Terzani. La sua non è solo la storia di un giornalista o di un fotografo, ma il percorso di un uomo che ha saputo trasformare il viaggio in un atto di ricerca profonda, di conoscenza, di messa in discussione continua.
Terzani non è stato un fotografo tecnico in senso stretto. Le sue immagini, realizzate spesso durante le sue corrispondenze, non inseguono la perfezione formale, ma portano dentro il respiro della strada, la luce diffusa dell’Asia, l’imperfezione autentica degli incontri. Come il suo stile di scrittura, le sue fotografie – molte delle quali si trovano pubblicate nei suoi libri o negli archivi dei reportage – sono strumenti per fermare il tempo, per dare un volto e un contesto alle storie che raccontava.
Tiziano Terzani era un uomo di grande ironia
Il viaggio come scuola di vita
Nato a Firenze nel 1938, Terzani ha fatto del viaggio una condizione permanente dell’anima. Per oltre trent’anni ha lavorato come corrispondente in Asia per il settimanale tedesco Der Spiegel, collaborando anche con Repubblica e il Corriere della Sera. La sua vita è stata un susseguirsi di tappe che non sono semplici città, ma veri e propri snodi esistenziali.
Tiziano Terzani ha vissuto e raccontato la Cina negli anni complessi della Rivoluzione Culturale, fino a esserne espulso nel 1984. Successivamente ha seguito da vicino il Vietnam, documentando gli anni durissimi della guerra e quelli delicati della ricostruzione. Ha viaggiato in Cambogia, riportando al mondo le tragedie vissute sotto il regime dei Khmer Rossi. In India si è immerso nella spiritualità, nei templi, nei volti e nelle contraddizioni di un continente che lo ha profondamente trasformato. Infine, ha percorso i sentieri del Tibet e dell’Himalaya, luoghi che nella sua visione del mondo rappresentano la sintesi perfetta tra viaggio esteriore e ricerca interiore.
Per Tiziano Terzani il viaggio era un vero stile di vita, non un semplice lavoro da Giornalista
Pubblicazioni
l senso del viaggio per Tiziano Terzani si traduceva anche nel desiderio di restituire al lettore una narrazione completa, fatta di parole, fotografie, impressioni e analisi. I suoi libri non sono semplici cronache di viaggio, ma percorsi che attraversano popoli, conflitti, spiritualità e domande esistenziali. Conoscere le sue opere significa entrare in un mosaico di esperienze che parlano al viaggiatore, al fotografo e a chiunque cerchi di comprendere il mondo.
Dalla cronaca asciutta di Pelle di leopardo, che fotografa il Vietnam in guerra, al realismo partecipe di Giai Phong!, dedicato alla caduta di Saigon, Terzani racconta sempre dall’interno, con sguardo umano.
La porta proibita svela le contraddizioni della Cina negli anni della Rivoluzione Culturale, mentre Un indovino mi disse diventa il manifesto di un viaggiare lento e consapevole, tra rotte terrestri e incontri profondi.
Con Lettere contro la guerra Terzani invita al dialogo, rifiutando ogni forma di violenza. Infine, Un altro giro di giostra segna il suo percorso più intimo, tra malattia, ricerca spirituale e interrogativi sul senso della vita e del viaggio interiore.
Dagli archivi di Tiziano Terzani
Tiziano Terzani – Mostre in Italia:
L’approccio visivo di Tiziano Terzani ha sempre seguito la stessa filosofia che ha guidato i suoi scritti: non raccontare per stupire, ma per comprendere. Le sue fotografie nascono dal viaggio, dallo sguardo attento e dall’incontro con le persone, con i luoghi, con la cultura dei popoli che ha attraversato. Anche chi lo conosce principalmente come scrittore o giornalista rimane colpito dalla forza discreta delle sue immagini, capaci di accompagnare il lettore dentro l’atmosfera dei mercati asiatici, lungo le strade polverose dei villaggi o tra i templi nascosti nelle montagne.
L’immagine di un mondo che ormai esiste solo nei nostri ricordi. L’India di Tiziano Terzani
Oltre ai suoi libri, le sue fotografie e i suoi scritti sono stati esposti in diverse mostre, tra cui:
2007, Un altro giro di giostra, mostra fotografica itinerante in Italia
2014, Tiziano Terzani: il viaggio e lo sguardo, Firenze, Palazzo Medici Riccardi
2018, Il fotografo delle parole, rassegna presso la Biblioteca delle Oblate, Firenze
Le immagini di Terzani, in bianco e nero o a colori, raccontano volti, paesaggi, mercati, templi, con la discrezione e il rispetto tipico del suo approccio. Non c’è mai sensazionalismo, solo il desiderio di comprendere. È proprio in questo sguardo delicato e profondo che risiede il valore del suo lavoro visivo, complementare alle sue parole, capace di trasformare la fotografia in uno strumento di riflessione e di dialogo con il mondo.
Un villaggio in Asia dai viaggi di Tiziano Terzani
La malattia e il viaggio interiore
Nel 2001 Tiziano Terzani riceve una diagnosi di cancro. Da quel momento la sua idea di viaggio cambia radicalmente: la geografia delle mappe lascia spazio a una geografia più complessa, quella interiore. Inizia un percorso di ricerca che non parla solo di luoghi, ma di senso, di fragilità, di consapevolezza della fine. Da questa esperienza nasce Un altro giro di giostra, un libro che è molto più di un reportage: è un invito a rallentare, a osservare con attenzione, a interrogarsi su vita e morte, oltre la superficie delle cose.
Terzani si ritira tra i boschi, sulle montagne sopra Firenze. In quell’eremo silenzioso continua a scrivere, a scavare dentro di sé, a smontare le certezze accumulate in una vita di viaggi e domande. Il suo testamento più intimo è La fine è il mio inizio, un lungo dialogo con il figlio Folco. Più che un addio, è il racconto lucido di chi ha cercato il mondo e, inevitabilmente, si è trovato davanti allo specchio.
Tiziano Terzani nella sua ultima fase, quella più spirituale e introspettiva
Per Terzani il viaggio non è mai stato solo spostamento, chilometri o fotografie da collezionare. Ogni tappa, ogni parola, ogni immagine è sempre stata uno strumento per superare l’apparenza, per osservare in profondità, per raccontare senza artifici. “Partire è il modo più diretto per perdersi”, diceva, “ma anche l’unico per ritrovarsi cambiati”.
Chi si avvicina ai suoi libri ritrova il senso più autentico del viaggio: quello che attraversa il mondo per arrivare a noi stessi. Non il turismo veloce, ma la conoscenza lenta, fatta di sguardi, di silenzi, di tempo. E a volte — come lui stesso ci ricorda — il viaggio più difficile è quello che si fa restando fermi, dentro una stanza o immersi nella quiete della natura, lasciando che sia il mondo a parlare.
La spiritualità ha pervaso tutta la vita e in particolare gli ultimi anni di malattia di Tiziano Terzani
L’Archivo Terzani
Uno degli archivi più preziosi per chi ama viaggiare con la testa e con il cuore è sicuramente quello di Tiziano Terzani. Nel 2014, sua moglie Angela Staude ha donato tutto il materiale alla Fondazione Cini di Venezia: un patrimonio di valore enorme, fatto di appunti, taccuini, diari di viaggio, fotografie istantanee, ritagli di giornale, documenti personali e anche materiali postumi selezionati con cura dalla famiglia. Dentro quell’archivio non c’è solo la storia di un uomo, ma il percorso umano e intellettuale di chi ha saputo raccontare il mondo intrecciando il giornalismo con la ricerca spirituale, con lo sguardo di chi si mette sempre in discussione.
Scoprire questo archivio è un’occasione unica per approfondire davvero il lavoro e la visione di Terzani, un autore che ha saputo guardare oltre la superficie, raccontando i popoli e i luoghi con rispetto, ma anche interrogandosi continuamente sul senso del viaggio e sul senso della vita stessa.
“Because the light” di Tiziano Terzani
I mercati di Marrakech
Quando l’ombra si fa colore
Sono gli inizi di maggio e sto costeggiando i giardini dell’Oliveraie a Marrakech. Ancora pochi metri e, oltrepassata la stretta porta di Bab Ighli, entrerò nel centro storico di questa antica e famosa città, diretto al mio riad.
L’autista corre veloce e sicuro, malgrado i mille motorini, carretti e viandanti. Vicoli stretti e affaccendati tra i mercati di Marrakech, di gente veloce e laboriosa che disbriga mille incarichi e lavori. C’è chi trasporta verdure e casse di birra, vende pane e souvenir di vari colori; alcuni mi offrono bibite colorate o semplicemente attraversano di corsa strade e cortili per andare chissà dove.
Penso a Napoli per l’enorme (e apparente) confusione, oppure a Genova per i vicoli stretti e l’atmosfera ombrosa, ma nei mercati di Marrakech è tutto molto di più. Il clacson e lo sfrecciare dei numerosi veicoli sono più intensi; le stradine appaiono ancora più anguste e trafficate.
Poi i colori: intensi e vividi. Nascono sempre improvvisi, nelle ombre dei riad e dei caravanserragli, si manifestano e si allungano nelle vesti e nei tessuti e nelle più svariate merci espose.
Le scene passano veloci sotto i miei occhi senza riuscire a capirne, a volte, il senso: la mente ancora non è abituata a questi ritmi. Tanti occhi attenti mi guardano, soppesano i miei gesti e mi “valutano” pur essendo uno sconosciuto tra le tante migliaia di turisti che attraversano, ogni giorno,queste vie e piazze. Questo popolo ha una innata capacità di scambio e commercio: senza conoscerti, quegli occhi sanno già che tipo di acquirente sarai.
Marrakesh è così un grande insieme di souk: grandi ed intricati mercati di tappeti e ceramiche, ferro e spezie, tessuti e pelli. Nelle ombre spesse dei cortili e delle strade penetrano lame di luce di sole africano che esaltano i tanti colori degli oggetti esposti. È un po’ come se la vita di questa città fosse scandita ed intrisa dal susseguirsi delle tante cromie e dal loro significato. Il rosso simbolo di fertilità, il blu dell’infinito, il verde della speranza, il giallo della gioia.
Questo intrecciato fervore di vita, tra i mercati di Marrakech, si svolge ai piedi di palazzi spesso sontuosi ed antichi: al di là delle trasparenze ombrose delle loro mura ocra, posso solo immaginare vite fiabesche, tessuti raffinati e sguardi potenti e carichi di storia, ma anche una umanità ricca di piccoli gesti e molto solidale.
Poi, svoltato un angolo, a volte, mi ritrovo nella calma rarefatta ed intima di un giardino segreto con essenze esotiche ed architetture islamiche. E qui anche l’olfatto, riposa.
Ma è forse col sopraggiungere della sera, che tutto si impasta: i colori si combinano in un “blu notte” che rende le atmosfere ancora più incantate e affascinanti.
Salendo su uno dei tanti terrazzi panoramici, attorno a piazza El Fna, il colpo d’occhio è formidabile.
Le lampade di luce fredda delle centinaia di bancarelle e “street food” illuminano una moltitudine che, in quest’ora del tramonto, si muove a ritmi più lenti e sostenibili, quasi si preparasse ad affrontare, ancora con maggiore forza, le luci del giorno successivo, in un infinito e perpetuo movimento di vita e colori.
A Villa Lazzaroni di Roma, una mostra fotografica collettiva con le foto del nostro Viaggio Fotografico in Thailandia
Sono Roberto Gabriele, fondatore di Viaggio Fotografico e con grandissima soddisfazione ti invito a partecipare alla mostra fotografica “Thailandia: Emozioni d’Oriente”, che sarà inaugurata mercoledì 12 giugno alle ore 19:00 presso lo splendido scenario di Villa Lazzaroni, in Via Appia Nuova 522, Roma.
Questa mostra nasce da un progetto durato più di un anno, da quando abbiamo iniziato a creare il programma del Viaggio Fotografico in Thailandia – Il Paese del Sorriso, che ho accompagnato personalmente nel novembre 2024. In quell’occasione, insieme ai miei compagni di viaggio pacificamente armati di fotocamere abbiamo percorso il Paese a caccia di foto con uno sguardo attento e rispettoso, dedicando tempo e cura a raccontare le sue molteplici sfumature: dai templi dorati di Chiang Mai ai mercati galleggianti, dalle atmosfere sacre di Ayutthaya alla vitalità di Bangkok.
Una mostra nata da un viaggio creato da noi fotografi
Quello che presenteremo a Roma non è solo una selezione di “belle foto”, il meglio del viaggio. È il frutto di un percorso fotografico e umano condiviso, che ha preso forma lungo le strade della Thailandia, tra incontri, rituali, mercati e momenti di vita quotidiana. Il progetto è nato da un contest interno al nostro gruppo, pensato per valorizzare la pluralità degli sguardi, e si è trasformato in una testimonianza corale grazie all’entusiasmo e alla sensibilità di tutti i partecipanti.
Tutto questo è stato possibile anche grazie al supporto essenziale dell’Ente Nazionale del Turismo Thailandese, che ci ha sostenuto fin dal principio, con una presenza costante e concreta, sia durante il viaggio stesso sia nella fase successiva di valorizzazione del progetto. Prova tangibile di questo sostegno è stata anche la pubblicazione di un bellissimo libro fotografico con le immagini di Anna Bondavalli Ward, vincitrice del contest, un volume che rappresenta al meglio lo spirito di questo lavoro collettivo.
Un ringraziamento speciale va a Sandro Botticelli, responsabile marketing per l’Italia dell’Ente del Turismo Thailandese, che ha creduto nel valore del nostro lavoro e ne è diventato promotore entusiasta, contribuendo attivamente alla sua diffusione e visibilità. E voglio anche ringraziare Marco Borghesi e tutto lo staff di TiBiWorld Tour Operator, con cui da anni condividiamo l’organizzazione di questi viaggi. Il loro contributo va ben oltre la logistica: è una partnership costruita su ascolto, progettazione comune e un forte senso di responsabilità culturale verso le esperienze che proponiamo. Insieme a loro abbiamo costruito un viaggio che oggi diventa anche esposizione, racconto e memoria.
Edizioni passate del Villa Lazzaroni Summer Festival
Gli Autori in mostra
Esporranno le loro opere i partecipanti al viaggio che hanno scelto di mettersi in gioco con la propria visione personale:
Anna Bondavalli Ward – vincitrice del contest, sua è anche la foto in locandina
Dario Mamerti
Francesco Dolfi
Laura Pierangeli
Roberta Vitali
Roberto Gabriele
Roberto Manfredi
Rosalba Palazzotto
Rosario D’Amelio
Ognuno di loro ha saputo raccontare il proprio sguardo sul Paese del Sorriso con autenticità, sensibilità e rispetto, restituendo un racconto corale che va oltre gli stereotipi da cartolina.
La locandina di Villa Lazzaroni con la foto di Anna Bondavalli Ward, vincitrice del nostro contest che ha visto la pubblicazione del suo libro sulla Thailandia.
Un evento aperto a tutti, ricco di contenuti
Durante la serata inaugurale ci saranno talk, performance, degustazioni e ospiti di rilievo provenienti dal mondo della fotografia, del turismo e dello spettacolo. Sul palco interverranno:
Sandro Botticelli, responsabile marketing dell’Ente del Turismo Thailandese
Roberto Gabriele, fotografo e fondatore di Viaggio Fotografico
Federico Zampaglione, musicista e viaggiatore
Paola Barale, conduttrice e appassionata di culture orientali
Piergiorgio Pirrone, giornalista e travel designer
Danilo Ragona & Luca Paiardi, ideatori di Viaggio Italia
Tommaso Teruzzi, content creator e viaggiatore inclusivo
Gianluca Colonnese, coach di Muay Thai e promotore di cultura thailandese
La serata di Villa Lazzaroni sarà arricchita da esibizioni di Muay Thai, massaggi tradizionali thailandesi e degustazioni gastronomiche tipiche, per offrire un’esperienza immersiva nella cultura del Paese del Sorriso.
Rassegna Stampa e copertura mediatica
Questo evento ha suscitato un notevole interesse anche nel panorama della stampa specializzata. Diversi portali autorevoli del settore turistico e culturale hanno dato ampio spazio alla mostra, riconoscendone il valore non solo fotografico ma anche culturale, capace di dialogare con un pubblico trasversale.
La mostra “Thailandia: Emozioni d’Oriente” si sta affermando come un vero e proprio momento di riferimento all’interno della scena romana, andando oltre il nostro ambito di nicchia legato al viaggio fotografico, per diventare un’occasione di incontro tra culture, linguaggi e territori.
Questi contributi rappresentano per noi una conferma della qualità del lavoro svolto e dell’interesse crescente verso un modo di viaggiare che mette al centro la lentezza, l’ascolto e la narrazione per immagini.
L’appuntamento
Per noi di Viaggio Fotografico questa mostra rappresenta qualcosa di molto più grande di un’esposizione: è la dimostrazione che il viaggio, quando vissuto con lo spirito giusto, può diventare racconto, testimonianza, memoria. Siamo orgogliosi di aver realizzato tutto questo insieme a TiBiWorld Tour Operator e grazie alla fiducia dell’Ente del Turismo Thailandese.
Ti aspettiamo il 12 giugno alle 19:00 a Villa Lazzaroni, Via Appia Nuova 522, Roma. Sarà un’occasione per incontrarci, condividere emozioni e celebrare la fotografia come strumento di dialogo tra culture.
Si trova a pochi passi dalla metro Rossa linea A FURIO CAMILLO
Ecco la mappa. Per arrivare con i mezzi prendi la Metro Rossa linea A e scendi a FURIO CAMILLO
Pasqua in Sicilia
LA PASQUA SICILIANA
“A Pasqua ogni siciliano si sente non solo spettatore, ma attore, prima dolente, poi esultante, d’un mistero che è la sua stessa esistenza”
Così diceva lo scrittore Gesualdo Bufalino.
La partecipazione popolare ai riti della settimana santa, in Sicilia, è diffusa in tutte le fasce della popolazione, a volte trascendendo la fede religiosa; ma quello che più colpisce è la varietà dei riti.
Il Giovedì Santo a Ispica si celebra uno dei riti più intensi della Settimana Santa in Sicilia. I protagonisti sono i cavari, come vengono chiamati i membri della confraternita di Santa Maria Maggiore.
Nel tardo pomeriggio, i confratelli escono dalla Basilica di Santa Maria Maggiore, riconoscibile per la sua scalinata barocca. Portano in processione un fercolo ligneo con il gruppo statuario del Cristo flagellato alla colonna, esempio di arte sacra devozionale.
Le sedici confraternite di Enna, la più antica delle quali fu fondata nel 1416, sono le protagoniste assolute di un Venerdì Santo dai toni drammatici, dove migliaia di figuranti incappucciati sfilano in un corteo tanto spettacolare quanto inquietante fino a notte fonda. Solo i membri delle due confraternite che trasportano rispettivamente il fercolo di Maria Addolorata e quello del Cristo morto, sfilano con il cappuccio abbassato.
Il tripudio è il giorno di Pasqua, a Scicli, segnato dall’incontenibile energia dionisiaca della festa dell’Uomo Vivo, affettuosamente chiamato il Gioia. Un pesante fercolo, che regge la statua del Cristo risorto con i raggi del sole nascente, viene issata sulle spalle da diverse decine di portatori di gioia, come si chiamano i membri dell’associazione che se ne fa carico.
Per un’ora, all’interno della chiesa di Santa Maria la Nova, il fercolo viene fatto roteare, inclinato, sbilanciato,per poi uscire sul sagrato dove viene fatto volteggiare vorticosamente in mezzo alla folla.
Quindi l’Uomo Vivo viene portato in processione per le strade della cittadina, sempre in un turbinio di corse, fermate, rotazioni, tra una folla plaudente che accompagna il rito gridando “Gio Gio Gioia” sulle note della canzone di Vinicio Capossela, “L’Uomo Vivo (Inno al Gioia)” che ormai è diventata una parte integrante della festa:
California – “Through the window: Baja California on the road” è una raccolta di istantanee che catturano la poesia di un viaggio attraverso una terra selvaggia, autentica e contrastante.
Ogni scatto è un’ode alla fugacità e all’imprevedibilità di ciò che si dispiega oltre il finestrino dell’auto, invitando alla contemplazione della bellezza di un mondo in movimento, dove i paesaggi desertici, le città frenetiche e la poesia delle strade solitarie ti sorprendono rapidamente e inaspettatamente prima che la curva successiva riveli nuove meraviglie.
Ogni inquadratura diventa così una tappa di un viaggio senza fine, dove la strada diventa compagna di viaggio e il finestrino diventa la cornice di un’esperienza in continua evoluzione.
Mentre il fotografo Roberto Gabriele scatta qualcuno sempre parla. Quelle parole si incarnano nella foto divenendone parte indissolubile. Il fotografo Roberto Gabriele racconta le sue fotografie attraverso le parole che gli sono state dette dalla gente mentre scattava… Ne esce fuori una curioso gioco delle parti in cui mentre il fotografo raccontava storia “scrivendola” con la fotocamera, qualcuno fuori campo aggiungeva le parole, spesso esprimendole solo a gesti.
Una testimonianza in cui il racconto è fatto involontariamente a 4 mani, in cui il fotografo esprime con le sue immagini non solo ciò che vede ma anche ciò che ascolta in tempo reale… Fotografie non solo da vedere ma anche da ascoltare in diretta durante questa originale esperienza multisensoriale.
Roberto Gabriele è Attivo come Professionista dal 1992 e per oltre 20 anni si è dedicato allo Still Life pubblicitario e al Reportage Aziendale, ha impiegato il suo tempo libero a viaggiare con lentezza insieme alla sua fotocamera in 4 Continenti.
Si è formato all’Istituto Superiore di Fotografia di Roma con il Corso Superiore di durata biennale seguito poi dalla Scuola di Alta Specializzazione in Linguaggi Fotografici per altri 2 anni presso l’Università di Tor Vergata in Roma.
Dal 2013 si dedica a tempo pieno all’organizzazione di viaggi in tutto il mondo specificamente pensati per appassionati di fotografia e per insegnare fotografia direttamente sul campo, durante i viaggi. In questo modo è nato www.viaggiofotografico.it che raccoglie una nuova idea di business basato sul turismo Esperienziale per un mercato fotografico di nicchia le cui esigenze sono totalmente diverse da quelle che potrebbe avere il normale viaggiatore.
Roberto Gabriele, di se stesso dice di essere nato fotografo e che questo per lui non è mai stato un lavoro ma uno stile di vita, Per lui la fotografia è solo un modo di essere e di pensare.
Autore e curatore di innumerevoli libri di fotografia di viaggio tra i quali “Immaginario” edito dalla Provincia di Latina, “dal sole, l’acqua” Blurb Ed. per Bambini nel Deserto ONG, “Ritorni” Austeria Ed. Cracovia, “Vietnam: 1 Paese, 22 Autori” Blurb Ed, “Travel Tales Award” Starring Ed, “Genna, il Natale copto in Etiopia” Blurb Ed, “Carnevale di sangue” EGO Ed, “Urbe Silente” Starring Ed. e tanti altri.
Insegna fotografia di viaggio e scrive articoli e racconti di viaggio per il suo sito e questo lavoro “Storia di Foto e di Parole” è il suo diario di viaggio che tiene sempre aggiornato corredandolo di nuove emozioni ed esperienze.
DOVE:
FONDAZIONE CERVELLI RIBELLI ETS
Via Tommaso Gulli 3 · Roma
Accesso libero|Free access
Siamo in una traversa di Viale Mazzini a metà strada tra Piazzale Clodio e Piazza Mazzini a 2 passi da Viale Angelico.
L’evento realizzato in collaborazione con Cervelli Ribelliè parte integrante della Rome Art Week: una manifestazione a cadenza annuale, diffusa in tutta la città di Roma e totalmente dedicata all’arte contemporanea, il cui obiettivo è di offrire al pubblico di appassionati, collezionisti e studiosi una panoramica della proposta di arte contemporanea della Capitale, attraverso centinaia di eventi in spazi espositivi, open studio di artisti e progetti culturali completamente gratuiti organizzati appositamente per la manifestazione ed inoltre di costruire una rete tra strutture espositive, artisti e curatori.
Dove si trova la più alta concentrazione di edifici rivestiti di marmo bianco? Quasi sicuramente penserete a Dubai, ma sappiate che la risposta è sbagliata!
La vista dalla finestra del ristorante del cafè dell’Hotel Yyldyz
Molto probabilmente penserete allora al nostro belpaese…ma dovete sapere che anche in questo caso la vostra risposta sarà sbagliata.
La Turkmenbashi Ruhy Mosque nei pressi della capitale: intitolata al primo presidente turkmeno è la moschea con la più grande cupola al mondo
Il palazzo dei matrimoni di Ashgabat costruito nel 2011 copre un’area di 38000 metri quadrati, sul globo centrale è rappresentata la nazione turkmena.
Proviamo con un’altra domanda: dove si trova la più alta concentrazione di fontane in uno spazio pubblico?Anche qui la maggior parte delle risposte saranno sbagliate e difficilmente indovinerete
Lo shopping center Altyn Asyr (età d’oro) è considerata una delle fontane più grandi del mondo, l’acqua scorre dalla cima fino alla base del palazzo
Aiutino: stiamo parlando della nazione dove si trova il cratere di metano più grande al mondo!
Monumento al Ruhnama, il libro scritto dal primo Presidente del Turkmenistatn.
Eureka! Forse in questo caso state avete intuito di quale nazione stiamo parlando: il Turkmenistan una situato nell’Asia Centrale nata dopo il 1991 in seguito al crollo dell’Unione Sovietica
Stampa locale che riporta in tutte le prime pagine una foto del Presidente
Spesso al centro di dibattiti per la tematica del rispetto dei diritti umani, fa trapelare ben poco all’estero della propria politica e durante gli anni della pandemia ha dichiarato di non aver avuto nemmeno un caso di Covid, non permettendo però a nessuno dell’OMS di verificare tale notizia.
In questo frangente si inserisce un nome, che ai più risulterà sicuramente sconosciuto: Gurbanguly Berdimuhamedow, presidente dal 2006 al 2022 con più del 97% dei voti ad ogni consultazione, autore di decine e decine di libri su temi diversi che vanno dai cavalli ai tappeti, dalla storia al thè e nominatosi Arkadag che in lingua turkmena vuol dire protettore.
Gli invitati a un matrimonio aspettano gli sposi. Sopra le loro sedie capeggia una foto del presidente.
La capitale Ashgabat, seppur appaia quasi disabitata, sembra abbia circa un milione di residenti e fra palazzi moderni e monumenti futuristici le immagini del presidente campeggiano un po’ ovunque, dalle strade, agli edifici pubblici, dalle autovetture, alle sale da matrimonio.
Una signora attraversa la strada per entrare in un giardino pubblico. La traduzione letterale dell’insegna è “Parco della felicità”
I ricordi fanno rumore: le voci, suoni di passanti, risa dei bambini o del vento che insinua ovunque la sabbia divenuta respiro.
Un andare e venire nel mobile sguardo che tutto vuole accogliere e di cui non ha mai abbastanza: orizzonti leggermente frastagliati, cespugli di faticoso verde, vette miti accerchiate d’intenso arancio, morbide dune che dividono lo spazio con l’azzurro liquido, divorato dal verso dei gabbiani.
E il cielo, il grande cielo azzurro o disseminato di nastri di nuvole a raccogliere ombre.
La luce disegna e definisce luoghi, sguardi, intenzioni, pietre, mura policrome sbrecciate incomplete antiche e nuove, uomini e animali, donne e passi frettolosi, bambini e la curiosità del divenire, in un frammento costante pieno di vita.
Quando poi al buio, tutto diventa uno, custodito dal silenzio delle stelle.
Foto di Roberto Malagoli, parole di Lisanna Pina
“Mauritania” è il SECONDO CLASSIFICATO di Travel Tales Award 2023. Clicca sul link per partecipare anche tu alla nuova edizione.
KUSHTI
Si tratta di un’ antica lotta indiana chiamata “kushti”.
Ho cercato di raccontare l’intimità e lo svolgersi delle loro giornate/quotidianità
Giovani bambini, spesso di famiglie povere, o salvati dalla vita di strada, vengono assorbiti nella scuola palestra-monastero chiamata akhara già in tenera età, iniziando un percorso di duro allenamento fisico e mentale.
Al rigoroso allenamento si uniscono le fondamentali regole religiose che educano i ragazzi. Tra queste niente sesso, niente alcol, poca vita sociale e rigorosa preghiera alle prime ore del mattino e durante la giornata.
Combattono nella Sacra terra di argilla rossa, chiamati “Akhada”.
L’obiettivo è concentrarsi su uno stile di vita puro per costruire forza mentale e fisica: la debolezza sarà debellata, forza e virilità restituiti all’ uomo, l’orgoglio della nazione restaurato.
La kushti tradizionale sta vivendo un periodo di profonda crisi perdendo il contatto con la terra rossa sostituita da materassini e perdendo la filosofia che la caratterizza a causa di un processo di modernizzazione sociale che tende a svalutare l’aspetto spirituale e rendendo lo spazio/scuola più sicuro e lontano da vecchie pratiche e regole religiose.
I bambini spesso vengono presi dalla strada, orfani e soli. Oppure figli di famiglie povere, quelli piu forti verranno accolti nella scuola. Qui però non riceveranno istruzione scolastica. Se non otterranno titoli e premi nella lotta verranno allontanati e si ritroveranno soli, senza cultura, senza saper leggere. Senza amici e senza saper dare una carezza alla vita, saranno facilmente assorbiti nel crimine!
La linea sottile
Islanda. In nessun luogo al mondo come su quest’isola all’estremo nord dell’Europa ci si sente al limite tra due opposti, come se camminassimo lungo una linea sottile tracciata tra due diversi universi.
Siamo in Islanda, che già di per sé non è un’unica isola, come superficialmente appare se ci limitiamo ad osservare la mappa. Qui affiorano e si incontrano due diverse placche tettoniche. La cosa fa sì, ad esempio, che un giorno calpesti suolo europeo, mentre un altro sei già in America.
Qui, lingue di ghiaccio che nascono dalle montagne dell’interno finiscono la loro corsa gettandosi in acque scaldate dalla Corrente del Golfo. All’interno, intanto, getti di vapore bollente fuoriescono impetuosi dalla neve.
Guidi nelle aree densamente popolate della costa, ma poco dopo ti trovi ad attraversare territori completamente deserti per centinaia di chilometri, pietraie nere che non ospitano da millenni neanche le forme di vita più elementari.
Tutto qui sembra essere al crocevia tra universi opposti.
Porticcioli, barche da pesca, marinai abituati a prendere il largo incuranti di ogni meteo. Anche qui, mi chiedo se le scene a cui assito appartengono al presente o se non siano piuttosto ricordi, dejà vu di un passato a lungo sognato, fatto di terre estreme e avventure immaginate.
E’ un mondo a colori, come nel mirino della mia reflex, o soltanto monocromatico, come se lo vedessi sul vetro smerigliato di una vecchia macchina a lastre?
Tutto è come camminare lungo una linea sottile. Un po’ di qua, un po’ di là
Foto e parole di Aldo Frezza
Questa storia ha partecipato a Travel Tales Award 2022. Clicca sul link per partecipare anche tu alla nuova edizione.
Color Mundi – Bhutan
Sono a Paro (Bhutan) per assistere allo Tsechu 2019, una delle festività religiose più importanti del Buddismo Tibetano.
Mi ritrovo catapultata in un mondo fuori dal tempo, inizialmente l’obiettivo è quello di documentare l’esibizione di teatro/danza dei monaci che si svolgerà davanti al Tempio. Dopo pochi minuti sono talmente assorbita, nel vero senso della parola, dalla calca sugli spalti che finirò per dimenticarmi dello spettacolo.
Non è facile muoversi ne’ camminare liberamente, la gente è tanta e tende ad aumentare con il passare delle ore, per lunghi momenti sono bloccata in mezzo ad una folla eccitata e coloratissima in cui a causa del mio abbigliamento scuro non riuscirò mai a mimetizzarmi, non mi resta altro da fare che immergermi in questa colorata umanità.
La festa
Accade tutto nella maniera più spontanea, ogni gruppo di persone presso le quali mi fermo mi accoglie come una di loro. La caratteristica degli Tsechu è che non ci sono quelli che noi chiamiamo “punti di ristoro” tutto il necessario per la giornata è portato da casa, io sono piuttosto impreparata e ho con me solo la macchina fotografica, così mi ritrovo a condividere snack e succhi di frutta potendo ricambiare solo con un sorriso.
Non avrò più modo di guardare l’esibizione dei monaci, un muro umano si frappone tra me e le danze, il mio spettacolo inaspettato sarà la gente, farò parte delle loro risate, dei loro momenti di gioco, delle loro arrabbiature, delle loro preghiere e anche dei loro malori; è una tipica giornata dell’autunno Himalayano, si passa in un attimo dalla pioggia al sole battente ed è facile rimanere storditi senza la possibilità di trovare un riparo.
Continuo ad avanzare lentamente tra le famiglie in festa, scattando foto non a tutto quello che vedo ma a tutto quello che vivo, sentendomi parte integrante di questa straordinaria comunità chiamata mondo.
Mi piace immaginare che per le persone che ho conosciuto quel giorno, lo Tsechu 2019 verrà ricordato anche per l’incontro con uno strano personaggio che si aggirava sugli spalti con una macchina fotografica. Ero senza cibo ne’ acqua ma cercavo di interagire con tutti attraverso gesti gentili e sorrisi.
Mettersi in viaggio in fondo vuol dire entrare per assistere ad una rappresentazione teatrale e ritrovarsi a partecipare ad uno spettacolo di vita.
Quante volte ti è capitato di tornare a casa dopo un viaggio e di guardare sconsolatamente le tue foto e di trovarle banali, al di sotto delle tue capacità e poco creative? Ti sei mai chiesto dopo un viaggio: “perchè le mie foto sono uscite così male? Cosa ho sbagliato? Devo comprarmi una nuova fotocamera!” Spesso? Sempre? Qualche volta?
La domanda purtroppo le domande una volta tornati a casa servono a rimediare a poco, forse le risposte aiuteranno la prossima volta….
La domanda da porsi costruttivamente è sempre prima di partire per un viaggio è: “cosa posso fare per migliorare le mie foto al prossimo viaggio? Come fare a rendere meno banale un soggetto così tanto fotografato e meta di milioni di turisti?”
Non dirmi: “chennesò di come fare una foto se in un posto non ci sono mai stato?” Queste sono scuse e non ti aiuteranno a migliorarti, nè ad ottenere foto bellissime.
Vediamo allora insieme cosa fare prima di partire.
Documentarsi.
Beh, oggi rispetto a soli 10 anni fa Internet ci può fornire una quantità incredibile di informazioni ancor prima di fare il biglietto dell’aereo, e permetterci di farci decidere anche SE andare in un posto invece che in un altro…
Internet è quindi la prima fonte a cui attingere idee per farci ispirare, ma non per copiare, ma al contrario per pianificare qualcosa di unico. Come sai ci sono siti, blog, interi portali che danno la misura di ciò che andiamo a fare e a vedere, tutto è recensito, tutto è descritto, per ogni argomento ci sono migliaia di spunti da cui attingere.
Ci sono poi i libri che sanno descrivere in maniera lirica i posti che non abbiamo mai visto perchè li lasciano alla nostra immaginazione e ci danno quel senso di assoluta personalizzazione delle emozioni che vorremmo vivere e percepire in un certo luogo durante un viaggio.
Ci sono infine le guide che selezionano ulteriormente per noi i contenuti del WEB e ci danno una loro visione tecnica e operativa, ci suggeriscono itinerari e a volte qualche spunto particolare filtrato da chi già è stato sul posto.
Pianificare gli scatti.
A volte basta cambiare il nostro punto di vista per ottenere immagini spettacolari. Ecco ad esempio come ottenere un’immagine bellissima come quella del Fotografo Frank Schulenburg che pubblichiamo qui.
Magari servirà alzarsi presto al mattino e sarà necessario un briciolo di fortuna per ottenere un’immagine così forte di qualcosa che è sempre sotto gli occhi di tutti.
Per scattare la foto che vedete qui, il Fotografo ha lasciato la strada ed è salito ancora più in alto per trovare la giusta angolazione.
Per essere ancora più chiari, questo che segue è lo scatto (in panoramica) che vedrebbe ad un primo sguardo un visitatore poco attento.
Scatto panoramico dello stesso luogo in cui è stata fatta la foto precedente.
Come vedi il punto è lo stesso, ma ben diversi sono i risultati a seconda della luce e dell’uso che possiamo fare della fotocamera. Ma ancora non è finita, un’altro occhio ancora meno allenato potrebbe vedere questo:
Foto di Panoramio dello stesso luogo
Puoi capire che ci sia una bella differenza per come appare lo stesso soggetto fotografato in modi e momenti diversi da persone con una diversa preparazione fotografica. Eppure il ponte è sempre lo stesso….
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Gli Strumenti:
Di sicuro oggi possiamo viaggiare virtualmente molto meglio e a più basso costo di quanto no fosse possibile fare in passato.
Un ottimo strumento per pianificare i Viaggi Fotografici è di sicuro Google Maps con le sue varie funzioni di Street Wiew, e le anteprime fotografiche degli Utenti che pubblicano dentro Panoramio.
Schermata mista di Street Wiew + Mappa territorio
Ti lascio qui di seguito alcune indicazioni che possono esserti utili a ritrovare la location: le riprese vanno minuziosamente organizzate negli orari e nelle angolazioni, noi di Viaggio Fotografico pianifichiamo in anticipo tutto questo per permettere ai nostri Allievi di ottenere risultati fuori dalla norma. Ci vuole un pò di senso dell’orientamento e la capacità di saper leggere tra le righe e ottenere informazioni non scritte ma visibili e immaginare il resto e come vorremmo raccontarlo. Ovviamente bisogna conoscere un pò di cartografia: i dati sono disponibili, ma se non si sanno interpretare diventa un’impresa difficile.
Altro potentissimo strumento di previsione sono alcuni software come TPE che esistono non solo in versione per computer desktop, ma naturalmente ci sono le versioni per iOS e Android che permettono di istallare questa potentissima applicazione anche su cellulari e tablet. TPE sta per The Photograph’s Ephemeris ossia le Effemeridi per Fotografi. In pratica permette di calcolare per qualsiasi giorno dell’anno e in qualunque punto della terra gli orari di alba e tramonto (le effemeridi, appunto) parametrandoli con una serie di opzioni quali ad esempio l’altezza dei palazzi intorno e calcolando la lunghezza delle ombre e quindi l’ora esatta di ombreggiatura o insolazione di un lato specifico di una piazza o di una strada!!!!
Ecco ad esempio la schermata che vedresti sul tuo iPHONE la sera in hotel PRIMA di andare a fare le vostre riprese:
Riesci ad immaginare la potenza previsionale di uno strumento del genere??? Prova a pensare cosa significa nell’ottimizzazione dei tempi di ciascuno scatto poter sapere da casa a che ora andare e dove esattamente per fare una certa foto. Lo sai da prima di partire e mentre sei in viaggio lo verifichi di volta in volta e con lo stesso strumento riesci a posizionarti esattamente dove avevi previsto!!!
Come vedi qui accanto puoi riposizionare i tuoi punti in base alle coordinate GPS oppure spostarli a mano…. Cosa avrebbero fatto i Sumeri che hanno dato i Fondamenti della Astronomia e della Navigazione se 3500 anni fa avessero avuto strumenti del genere???
Durante i nostri Workshop di Viaggio Fotografico vediamo come utilizzare al meglio questi strumenti potenti e indispensabili per chi fa fotografia, vediamo come integrarli tra loro per prevedere esattamente ogni dettaglio.
Prevedere:
Dopo aver pianificato gli orari della nostra foto il giorno prima sarà il caso di utilizzare una app per il METEO che hanno praticamente tutti sul proprio cellulare: il meteo.it che è gratuita (il che non guasta mai) ed esiste sia on line via WEB che come app per tutti i cellulari e permette di avere le previsioni del tempo molto affidabili in qualsiasi posto del mondo. Conoscere in anticipo il meteo è fondamentale per poter dare la giusta scaletta di orari di ripresa e pianificare il giorno prima eventuali cambi di programma spostando qualcosa come orario se necessario o arrivare sul set con la giusta attrezzatura, eventuali coperture per la pioggia e così via. La sua precisione arriva a dare le previsioni con una precisione ORA PER ORA in ogni città del Pianeta. Prova ora a pensare al vento…. Scatti lunghe esposizioni su cavalletto??? Se è previsto vento forte, influirà questo aspetto sulle tue foto? Certo! Ma prevedendolo non sarai in balia degli eventi e saprai sempre pianificare tutto in anticipo senza farti trovare impreparato.
Conclusioni:
Ricorda quindi che le foto migliori non vengono mai per caso, documentati, cerca di vedere, leggere, immaginare. Per migliorare le foto occorre pensarle prima di partire. Ti consiglio di studiare bene ogni dettaglio e di imparare a pianificare il tuo lavoro per non doverti trovare impreparato quando sei sul campo. Ricorda che in viaggio hai poco tempo per fare tutto e che molto spesso non puoi permetterti di tornare negli stessi luoghi.
Abbiamo trattato solo alcuni aspetti su come costruire uno scatto di fotografia di viaggio. Da oggi le tue foto potranno migliorare seguendo questi consigli. Non è tutto, ma se ci segui ancora e ti iscrivi alla nostra Newsletter (se non sei già iscritto) riceverai tante altre info su fotografia e viaggio.
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