il mio cinema a New York

New York…. Adoro questa città. I LOVE NEW YORK!!!! La amo da prima di averla visitata. E forse l’avevo visitata ancor prima di andarci di persona. Non la conoscevo: quando ero un bambino un pò snob la pensavo e la immaginavo come una città troppo moderna, senza personalità, alla quale mancava la storia e monumenti importanti come ad esempio il Colosseo, o i Canali di Venezia…. Poi durante l’adolescenza iniziai a sentirmi Fotografo e Viaggiatore e iniziai a rivedere le mie idee su questa fantastica città….

Le prime esperienze di conoscenza le ho avute al cinema, quando iniziavo a vedere il grande cinema americano e a rendermi conto che forse da grande sarei diventato Fotografo. Iniziai a vedere le ambientazioni dei film più belli e a scoprire che New York era raccontata come una Protagonista della storia, e non come una ambientazione di alcune scene. New York è la città che influenza chi ci vive e ci lavora. Il rapporto è inverso a quello che succede nel resto del mondo: qui non sono le persone ma è la città stessa a raccontare le storie, la gente le vive di conseguenza. Mi resi conto che questa città era molto più di un set cinematografico a cielo aperto e disponibile agli occhi di chiunque, era il soggetto dei film, era la storia stessa, viveva di vita autonoma come un protagonista. Scoprii che dentro di me cresceva il mito della città e che oltre ai film iniziava a vivere anche dentro di me fin quando decisi che la mia iniziazione a NYC sarebbe stata nel modo più profondo: correndo la Maratona di New York. Erano passati 15 anni da quando iniziavo a pensare di andarci.

Appena arrivato, la mia prima impressione fu quella di esserci già stato, di averla già vista. Mi rendevo conto che quello che vedevo nei film non era finzione cinematografica ma era tutto vero, tutto incredibilmente uguale a 1000 scene di film a me già noti eppure, mi meravigliavo di quanto, allo stesso tempo fosse tutto nuovo. Quello che cambiava erano sicuramente le percezioni di ciò che stavo vivendo in prima persona e non al cinema.

New York sa accoglierti, non solo perchè i posti che vedi per la prima volta in realtà già li conosci, New York è anche la città in cui come dice una canzone degli U2 le strade non hanno nomi perchè sono identificate da numeri e questo vuol dire che anche senza mappa sai sempre dove sei e dove devi andare, tutto questo rende la città accogliente e familiare pur essendo una metropoli enorme.

Non parlerò di Cinema, di attori e registi, nè recensire tutti i film, non sono un Critico, oggi voglio raccontarvi di quello che ho provato io, di quelle che sono state le mie impressioni nel vivere la città come in un set, come se anche io fossi protagonista di un film che si stava girando a mia insaputa. Guardate questi film, quanto sono diversi tra loro, diverse le storie, i modi di raccontarle, le epoche e le ambientazioni eppure tutti, chi in un modo, chi in un altro, hanno significato molto per me.

Da quel giorno sono tornato a New York per 7 volte e ci torno ogni anno a fotografarla, a scoprirla, ad amarla come una generosa amante che si sappia dare senza limiti a chiunque voglia sentirla sua.

La febbre del sabato sera

E visto che abbiamo iniziato dalla musica e dalle eleganti sonorità di Manhattan, restiamo in campo musicale e spostiamoci a Brooklyn. La Febbre del Sabato Sera non viene ricordata per la città, ma per la sua storia. Ma voi sapreste immaginare una storia come quella di Tony Manero in una città diversa da questa? La colonna sonora dei Bee Gees ha modificato il ritmo del battito cardiaco di quelli della mia generazione. Ero un bambino, nel 1978 quando uscì questo film che vidi anni dopo perchè vietato ai minori di 14 anni… Ma vedere quella metropolitana che volava su una ferrovia sopraelevata, vedere quelle case e la Lenny’s Pizza e sapere che oggi è tutto come allora mi ha fatto sussultare…

New York, New York

Il titolo del film già dice tutto e prende il nome dalla omonima canzone cantata da Liza Minnelli che ha legato meglio di qualunque altra una melodia alla città di New York. Più che il film, in questo caso è proprio la Colonna Sonora ad aver generato in chiunque di noi un immaginario onirico legato alle atmosfere di questa città. Accendete le casse del Vostro computer e fate play su questo video… E magari leggete anche il testo della canzone che non può che riportarvi al vero spirito di questa città incredibile: I wanna be a part of it e in effetti ci si sente davvero perte integrante di questa città, anche quando non la si conosce ancora. I wanna wake up in the city, that doesn’t sleep svegliarsi nella città che non dorme mai…. If I can make it there, I’d make it anywhere e questo senso di universalità che davvero si sente forte a NYC.

Smoke

Rimaniamo ancora a Brooklyn e facciamo un salto nel tempo fino al 1995…. Erano questi gli anni in cui sentivo fortissimo il bisogno di andare a New York, a vivere questa città e facevo indigestione di chilometri di pellicola, mi saziavo solo con ore e ore al buio dei cinema di Latina a sognare di attraversare l’Oceano Atlantico per entrare in una tabaccheria come questa, a vedere e parlare con gente come gli amici del tabaccaio, ad ascoltare le loro storie e a fotografare tutto questo per raccontarlo con le mie immagini. In questo film c’è uno spaccato della vita newyorkese, la cosa incredibile è che Brooklyn è solo uno dei 5 quartieri di New York ed è immenso, è il più grande, eppure la vita lì è come quella che troviamo nei paesini dell’Appennino italiano! A Brooklyn ci si conosce tutti, la vita scorre tranquilla, i tempi non sono quelli di Manhattan, ci si può intrattenere  a parlare di filosofia con gli amici… Ovviamente ogni volta che torno a New York con i Gruppi di Viaggio Fotografico, non manchiamo mai di andare a Brooklyn in diverse zone tutte da esplorare…

Harry ti presento Sally

Vidi questo film a Roma mentre ero militare, marzo 1990, all’epoca si entrava gratis al cinema purchè ci si presentasse all’ingresso in divisa. E così feci vestito da marinaio: “Militari gratis“. Naturalmente vidi il film da solo, non erano questo un film da andare a vedere con i commilitoni, molto più propensi per altri film diciamo di… “genere”… Non potrò mai dimenticare le risate nel vedere questa scena che vi ripropongo qui di seguito che poi a sua volta è diventata una delle più famose della storia del cinema anche in chi il film non lo ha visto! Girata in un ristorante di Manhattan nel quale andiamo sempre con i Gruppi di Viaggio Fotografico a riviverne le atmosfere. Il locale in più di 25 anni non è cambiato di una virgola, se non nell’aver inserito una foto del set in un quadretto con le firme del cast del film!

C’era una volta in America

Questo è l’unico film italiano che posso evidenziare in questa rassegna tra quelli che mi hanno legato alla città di New York. In realtà dovrei ricordare per completezza e con un sorriso anche altri due titoli italiani come: “Da Corleone a New York” con Mario Merola e il famosissimo “un jeans e una maglietta” con Nino D’Angelo… Ma torniamo al nostro Sergio Leone che con questo film ha scritto delle pagine di autentica poesia cinematografica con le musiche del Maestro Ennio Morricone, l’inquadratura più famosa del film è anche questa meta delle nostre visite ed è quella che si vede in questo spezzone in cui in fondo alla strada si erge imponente il pilone del Manhattan Bridge. Posso garantirvi che è uno dei posti più pazzeschi in cui andiamo a fare le nostre foto…

King Kong

Immancabile film storico, girato subito dopo la costruzione del mitico Empire State Building…. Le sue inquadrature sono inscindibili dalla storia della città e di questo che è il più classico e affascinante dei suoi edifici. Il film oggi, naturalmente fa sorridere, ma gli effetti speciali ottenuti allora facevano urlare al miracolo. Questo film lo ricordo più per come il film viene vissuto nel merchandising che si trova nei negozietti di souvenir che per aver modificato il mio immaginario della città di New York. Andare oggi a Chinatown o in tutti gli altri negozietti di paccottiglia per turisti che si trovano in giro, significa imbattersi nelle icone classiche di questo film.

Autumn in New York

Pellicola strappalacrime, ma con ambientazioni fantastiche nella città e in particolare le più famose a Central Park in autunno, quando gli alberi si infiammano di rosso, le scene di interni sono meno facili da raggiungere per ovvi motivi, ma il cinema a New York va visto e vissuto in strada, i set sono dovunque. La Fotografia di questo film è così bella, e il titolo così evocativo che lo leghiamo ad un immaginario rasserenante invece che alla storia tristissima vissuta dai protagonisti…. Ma quando vai a Central Park in autunno e vedi che è veramente bello come nel film allora tendi a dimenticare la storia e a goderti il momento e i luoghi fantastici che hai davanti.

Il Maratoneta

Rimaniamo ancora a Central Park dove sono ambientati gli allenamenti del Maratoneta, Dustin Hoffman, che vive una storia completamente staccata dal pretesto sportivo del titolo. Ma un film come questo ti entra nel sangue, fa parte del tuo DNA e quando vai a New York, ti infili le scarpe e vai anche tu ad allenarti lungo le sponde dei laghetti correndo intorno a quei recinti ecco…. Lì senti che la tua vita può finire anche in quel momento. Ve lo voglio dire: correre a Central Park (anche non necessariamente al traguardo della Maratona di New York) è la massima realizzazione che uno sportivo possa avere. Correre in un posto del genere, circondato da alberi e grattacieli ti fa sentire all’interno del film visto magari anni prima. Quando ero lì al quarantunesimo chilometro sentivo svanire la fatica e aumentare l’adrenalina: vivevo in un sogno che si realizzava due volte, sia dal punto di vista sportivo che cinematografico.

Colazione da Tiffany

Altro grandissimo classico della cinematografia newyorkese: la gioielleria più famosa del mondo continua la sua attività sulla 5th Avenue. E anche in questo caso nulla è cambiato negli anni. Lo stile sobrio ed elegante di questo sfavillante negozio resta sempre unico. L’anno scorso siamo anche entrati a curiosare all’interno, non avevamo mai avuto il coraggio di varcare la porta e andare oltre le vetrine. Pur essendo un uomo e piuttosto distaccato dal fascino dei Preziosi, ricordo che mi sconvolse la vista di una collana che brillava di luce propria e aveva al centro un rubino grande come un uovo e tempestato di brillanti. Per curiosità mi presentai (vestito da Fotografo con fotocamera, bermuda e maglietta visto che era piena estate) da una elegantissima venditrice a chiederne il costo, mi rispose con molto tatto: “Quello non ha prezzo, Signore”… Credo però che non me lo avrebbe detto neanche se fossi andato in giacca e cravatta….

i Guerrieri della notte

Guerrieri avete paura???” chi non ricorda quella scena??? Un film degli anni ’70 girato in gran parte nei lunghi e luridi corridoi della metropolitana, racconta la storia delle gang newyorkesi che si davano battaglia per il controllo del territorio. Una carrellata di tipi umani che ci raccontano di stili di vita passati ma tanto in voga fino a pochi anni fa. Già la sigla del film che vediamo in questo spezzone è evocativa e ci porta immediatamente ai luoghi del film, al Bronx all’epoca invivibile e degradato quartiere nero inaccessibile ai bianchi. Oggi, dopo Rudolf Giuliani il Bronx gode di una nuova vita, è un luogo tranquillissimo in cui andiamo sempre a fare i nostri scatti più originali e lontani dai soliti itinerari turistici.

Il diavolo veste Prada

E passiamo dalle “stalle alle stelle”, al contrario, stavolta…. Passiamo dal Bronk lercio alle atmosfere patinate e perfette di quest’altro film molto più recente ambientato negli ambienti della moda newyorkese, con le classiche icone da stress lavorativo e competitività professionale americana. Qui New York è esaltata alla massima potenza. Vedendo questo film ho ripensato alla New York che rifiutavo quando ero bambino, ho visto un mondo lontano dalle strade che amo percorrere e fotografare in questa città. Eppure il fascino che emana anche questo film è unico, così come il personaggio irritante di Maryl Streep.

Fame – Saranno Famosi

Immancabile dopo l’arrivismo economico del Diavolo veste Prada, passiamo alle aspirazioni artistiche e di fama della più famosa scuola di danza della storia del cinema. Il film lo conoscono tutti, racconta gli intrecci delle storie degli Allievi che vogliono crescere e diventare famosi, imporsi per stile e personalità. Divisi tra audizioni e spettacoli, tra formazione e allenamento, tra amori e passioni. Il film a cui facevo riferimento era quello originale del 1980, ma devo dire che il remake che vi propongo qui per una volta tanto è meglio della prima edizione. E anche qui New York è la protagonista della storia, da Times Square alla metropolitana, dalle strade sconosciute alla famosa scuola.

Manhattan

Il film per eccellenza di Woody Allen su New York, dal titolo alla prima scena sono tutti girati nel più incredibile dei 5 Quartieri di New York: Manhattan, quello a più alta concentrazione di grattacieli, quello che è il vero cuore pulsante, il vero baricentro del mondo economico e culturale. Tutto il resto del film parla della città, con la mitica scena della locandina girata nei pressi del Queensboro Bridge dove ogni volta andiamo a fare i nostri appostamenti fotografici al tramonto. E il bello di New York è proprio questo: puoi andare a fotografarla e trovarla sempre lì come era nel film ed è ancora a tua disposizione per trasmetterti tutto il suo fascino. Il Bianco e nero di questo film da alla città un fascino immutabile e senza tempo, un Fotografo certe cose le sente, le percepisce vive, forti e chiare.

Una notte al museo

Il Museo di Storia Naturale è una esperienza meravigliosa da non perdere e purtroppo troppo spesso snobbato dai più come un luogo per bambini. La visita del museo richiederebbe una intera giornata, ed è questo il motivo per il quale non ci andiamo quasi mai a visitarlo, se non in caso di pioggia. Il film, questo si, è rivolto ad un pubblico decisamente giovane, ma è ambientato in un edificio pieno di fascino e curiosità e non si può non citarlo tra i film dedicati alla città.

Eyes wide shut

E dopo un film per bambini, passiamo al grandissimo Stanley Kubrick e al suo ultimo capolavoro girato nei “piani alti” di Manhattan. Vidi per la prima volta questo film da solo, in un multisala di Frosinone, ultimo spettacolo di una fredda sera infrasettimanale… New York ormai iniziava ad essere più vicina per me, ancora non lo sapevo ma 2 anni dopo ci sarei andato per la prima volta, e vedendo Eyes wide shut sono rimasto letteralmente ipnotizzato davanti a quello schermo, devo dire abbastanza congelato da una serie di fortissime emozioni in un mix di paura e di esaltazione, coinvolto in una storia avvincente e con nessuno per commentarla, confrontarmi, gioire o indignarmi. La New York che vediamo qui è quella sfavillante di luci e di ricchezza, una città massonica, in un giro di poteri politici ed economici, di ricatti e scambi. Non è certo la città che vediamo noi, ma è una New York che esiste in certi ambienti e che riguarda magari quello che è seduto affianco a noi in metropolitana. La colonna sonora è l’ennesima mossa geniale del grande regista, non puoi non rendertene conto mentre guardi il film, è in grado di svuotare i silenzi, di esaltare le atmosfere fosche e misteriose dense di noir e di trasgressione in cui è ambientato il film. La coppia Tom Cruise – Nicole Kidman è magistralmente diretta ed interpreta anche nel film una coppia molto reale fatta di intrighi, tradimenti, passioni e colpi di scena.

 

C’è posta per te

Commedia romantica girata agli esordi della Posta Elettronica, quando ancora non esistevano i Social, i siti di incontri ecc, stiamo parlando degli albori di questi sistemi di comunicazione: il 1998. Con Meg Ryan e Tom Hanks, è la storia di due personaggi assolutamente incompatibili sia dal punto di vista professionale che umano che si incontrano di persona e si odiano e si evitano come possono, ma per puro caso, nell’anonimato delle primissime email che iniziavano a girare in quel periodo, i due, senza conoscere le vere identità l’uno dell’altro si scoprono innamorati reciprocamente e sinceramente pur continuando ad odiarsi di persona. Anche in questo caso l’ambientazione ovviamente è  New York.

Il resto del film e il finale sono una storiella all’americana, è bello rivedere oggi al nostro recente passato come se parlassimo della preistoria informatica….

Ruth & Alex

Finisco questa mia personalissima carrellata emozionale con un film del 2015 che vede Morgan Freeman e Diane Keaton in versione marito e moglie che vivono in uno splendido attico nel quartiere di Williamsburgh con vista sull’omonimo ponte e naturalmente sullo skyline di Manhattan. Vedendo il film, una bella storia ben diretta, mi sono innamorato di questo quartiere di tipica vita newyorkese e lontanissimo dagli itinerari turistici. Sono andato a fotografare Williamsburgh pochi mesi dopo aver visto il film, è una zona multietnica della città in cui la vita scorre lentamente, in cui la gente esce a piedi per strada e si muove in metropolitana, in cui si va a fare la spesa sotto casa e dove la sera puoi prendere un drink su una terrazza come quella del film… Torneremo a fotografare Williamsburg su un nostro itinerario tra locali retrò e gente comune, lo faremo perchè…. I LOVE NEW YORK!!!!!

Un giorno di pioggia a New York

Commedia di Woody Allen del 2019 in cui la storia si intreccia in modo magistrale come solo un grande regista sa fare tra due ragazzi che vanno a passare un weekend nella grande città con una serie di incontri sotto la pioggia. Notevole davvero è la ricostruzione fotografica sul set: la luce della fine della giornata con il sole che tramonta con una luce calda mentre sui protagonisti ancora cade la pioggia… New York è così: da vivere in ogni attimo, con ogni condizione meteo: il suo fascino non tramonta mai.

 

The Wolf of Wall Street

uno straordinario Leonardo Di Caprio diretto da Martin Scorzese nel pieno della sua arte cinematografica, racconta la storia vera di Jordan Belfort, “Il Lupo di Wall Street” nato nel Bronx che negli anni ’90 ha fondato “Stratton Oakmont” vendendo azioni per penny e truffando gli investitori e conducendo uno stile di vita pieno di eccessi, droga, prostituzione oltre che operazioni finanziarie scriteriate.

Il film racconta con un ritmo mozzafiato la storia dell’ascesa di questo uomo e la sua caduta. Di Caprio risulta credibile nel suo ruolo e New York, in particolare Wall Street fa da sfondo sociale a tutta la storia.

Ghost

chi come me ha vissuto tra gli anni ’80 e ’90 non può dimenticare la scena di Ghost famosa per demi Moore che lavora il suo vaso con l’abbraccio emotivo del suo fidanzato morto pochi giorni prima… Al dilà della favoletta strappalacrime comunque ben raccontata, forse non tutti ricordano che anche questo film era girato a New York e molte scene erano ambientate nella Subway, sui treni lerci e arrugginiti e nei corridoi fatiscenti della metropolitana… E noi in questo Viaggio Fotografico useremo più volte al giorno la metropolitana, la vivremo e sarà per noi un modo di viaggiare ancor prima che un mezzo di trasporto. La metropolitana di New York è un viaggio nel viaggio e se vuoi approfondire questo aspetto del viaggio te ne parlo qui in QUESTO ARTICOLO.

Ritornerò a Innisfree

Tanti sono i motivi per amare un luogo ma a volte ne basta uno soltanto e così, del resto, accade anche per le persone. Per innamorarsi di una donna potrebbe bastare invaghirsi di un particolare, che so: la voce, il modo di ravviarsi i capelli, di camminare, il modo di ridere o di cantare… Tutti elementi o addirittura frammenti della donna-archetipo che ognuno si porta nella testa. Non era forse accaduto così per Andreas, il protagonista de “Il treno era in orario” di Heirich Boll? Egli, disteso ferito al margine di una strada in Francia, durante la seconda guerra mondiale, si era innamorato dello sguardo di una donna, sì aveva conosciuto il più vero e profondo amore in una frazione di secondo, specchiandosi negli occhi di una donna che non aveva più rivista.

unuomotranquilloSe dovessi ridir le ragioni del mio amore per l’Irlanda, farei presto a elencarle. Dico subito che non ho mai approfondito gli avvenimenti storici del Novecento in quell’amato Paese, trovandoli in verità ingarbugliati e soprattutto capaci di distogliermi appunto dall’amore per quell’archetipo-Irlanda che mi ero formato nel cervello. Del resto, mi dico, accade anche così per coloro che amano l’Italia, non stanno a guardar tanto per il sottile alla nostra storia, specialmente a quella recente!
Quanto alla mia passione per la terra irlandese, essa è incominciata con “Quiet man” di John Ford, “Un uomo tranquillo”, il film con John Wayne e Maureen O’Hara. L’avevo visto all’età di dieci anni e fin dalla prima volta mi aveva affascinato, a pensarci bene, per la forza dei sentimenti che tutti i personaggi esprimevano. Sarà stata forse la mia troppo precoce orfanezza di padre a farmi ravvisare nella gagliarda personalità di John Wayne un modello di un uomo protettivo, un tipo buono per me, una sorta di padre ideale, chissà! Fatto sta che quella pellicola mi si era stampata indelebilmente nella mente offrendomi il primissimo spunto di amor d’Irlanda. Dopo di allora mi è capitato di rivedere quel film in televisione e soprattutto, con l’avvento delle videocassette, di riguardarlo un’infinità di volte, sempre aumentando i motivi di interesse. Una fissazione? Può darsi! Potrei raccontare scena per scena, ad iniziar dall’arrivo del treno e dall’annuncio del capotreno:-Castletown! Potrei dire della curiosità, che anima tutti coloro che sono nella stazione, di sapere chi sia quello straniero che è sceso dal vagone, potrei descrivere tante scene, per finire con il racconto della grande scazzottata finale che non rappresenta il culmine di una inimicizia ma, direi, l’inizio di una generale pacificazione.

Adesso l’intero film mi detta una serie di motivi di apprezzamento, ad iniziare dalla bella musica che accompagna la vicenda, seguitando con l’aspra bellezza dei luoghi e soprattutto con l’incanto del verde, con l’assorta bellezza di quella verdità che non è soltanto un colore ma direi piuttosto un concetto, tanti sono i toni affluenti, tante le sfumature che vanno a comporre quell’entità che siamo soliti designare come “il verde”. Proprio questo, il verde, è il cuore dell’Irlanda, così come da tutti è riconosciuto. E possibile allora che un unico film abbia determinato in me una tanto amorevole inclinazione? Indubbiamente siamo davanti a un’opera d’arte, e non è questa la capacità sublime di ogni lavoro che possa definirsi in quel modo.

jamesjoyce“Un uomo tranquillo” è un’opera di poesia, di poesia degli affetti ma contiene non effimeri brani di epos. Sean Torton-John Wayne ritorna a Innisfree, la sua patria elettiva, dopo un tratto della sua vita vissuta in America. Ritorna al luogo del sogno, sulle rive del lago di Innisfree, di cui nel film abbiamo magnifiche scene di tramonto. La pellicola narra la vicenda di un uomo ma anche di una donna e di tutto un villaggio, che alla fine ci si presenta come un luogo di favola, una sorta di Brigadoon, in cui sia possibile la felicità e questa sia ottenibile con la semplicità del vivere e l’autenticità degli schietti sentimenti.

Avanzando nell’età ho letto, come tutti, qualche scrittore irlandese ma senza dare gran peso al luogo di origine come, ad esempio,nel caso di Samuel Beckett, che per quanto mi riguarda potrebbe essere francese o inglese.
Non così con Seamus Heaney, che per mia buona ventura conoscevo dall’epoca precedente all’assegnazione del Nobel, per averlo incontrato nelle pagine di quella gloriosa rivista che fu “Uomini e Libri”, che tanto ha fatto per far conoscere in Italia la poesia del resto del mondo. Heaney mi appariva come un autentico poeta irlandese, con quel suo ricondursi alla tradizione della sua terra, alle eroiche leggende dell’Irlanda, ai personaggi mitici della sua storia.

Non così soprattutto con James Joyce di cui, per mia maggior ventura, ho letto “Ulisse” nella prima traduzione mai fatta in italiano, quella di Giulio De Angelis, con la consulenza di Glauco Cambon, Carlo Izzo e Giorgio Melchiori, quel bellissimo volume in cofanetto stampato su carta giallo-pallido nella collezione I classici contemporanei stranieri diretta da Giansiro Ferrata per Arnoldo Mondadori Editore. Lessi “Ulisse” nel 1961, quando avevo diciotto anni. Fu un’esperienza incredibile, rappresentò per me una profonda revisione di schemi, soprattutto di quelli discendenti dall’insegnamento scolastico, nella sostanza si tradusse in una operazione analoga a quella che avevo compiuto appena un anno addietro, quando avevo conosciuto la poesia di Federico Garcia Lorca, che d’incanto mi aveva sottratto all’ostaggio carducciano, a tutta la monumentalità della poesia. Scoprivamo il flusso di coscienza, vi ci introduceva J.Joyce. In quel periodo si trattò di un evento fenomenale, basti dire che tutte le stelline del cinema, interrogate su quale fosse il libro preferito, attestavano con sicurezza sospetta e senza interporre alcun tempo di dubbiosa riflessione: – Ulisse, di James Joyce! Non saprei riferire ora quanto allora ci avessi capito, posso dire però che l’Irlandese mi aveva conquistato. Non avrei mai più dimenticato la figura del paffuto Buck Mulligan né il sole che saliva sul grigio mare della baia di Dublino (una dolce madre grigia) mentre lui officiava una scherzosa, blasfema?, pantomima della messa con il bacile di schiuma per radersi. E come dimenticare l’errabonda giornata di Leopold Bloom, il borghesuccio ebreo, e di Stephen Dedalus, l’intellettuale tormentato e problematico? Come scordarsi la figura di Molly, come l’attraversamento di Dublino in quella giornata del 16 giugno del 1904?

Qualunque cosa avessi allora capito del libro, riuscii forse ad afferrare qualche nuovo significato ogni volta, quante?, che lo ebbi riletto. Soltanto dopo lessi le poesie joyciane, soltanto dopo Dedalus e Gente di Dublino. L’Irlanda aveva in Joyce uno scrittore geniale! Il più grande del secolo, dicono. Lui sì che mi appariva un grande irlandese! Fu lui a rinsaldare il mio vincolo con quella verde isola. Lui e William Butler Yeats. Di quest’ultimo, per chiudere il cerchio con Innisfree, di cui ho parlato all’inizio riferendomi al ritorno di Sean Torton-John Waine, voglio citare soltanto i meravigliosi versi de L’isola del lago d’Innisfree, nella traduzione di Roberto Sanesi (Mondadori):

YeatsIo voglio alzarmi ora, e voglio andare,andare ad Innisfree,
E costruire là una capannuccia fatta d’argilla e vimini:
Nove filari a fave voglio averci,e un alveare,
E vivere da solo nella radura dove ronza l’ape.

E un po’ di pace avrò, ché pace viene lenta
Fluendo stilla a stilla dai veli del mattino, dove i grilli
Cantano: e mezzanotte è tutta un luccicare, ed il meriggio brilla
Come di porpora, e l’ali dei fanelli ricolmano la sera.

Io voglio alzarmi ora, e voglio andare, perché la notte e il giorno
Odo l’acqua del lago sciabordare presso la riva con un suono lieve;
E mentre mi soffermo per la strada, sui marciapiedi grigi,
Nell’intimo del cuore ecco la sento.

PER SAPERNE DI PIU’

Parti con noi, vieni a scoprire i luoghi descritti in questo bellissimo Articolo di Renato Gabriele Partiremo per l’Irlanda dal 2 al 12 agosto 2013 con un Viaggio Fotografico adatto a tutti: Fotografi incalliti e Appassionati alle prime armi.

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