IL Tempo delle Cose

dal 6 maggio al 5 giugno 2025
Via Statuto 11, Milano

 

eFM Engaging Places è lieta di ospitare la mostra fotografica “Il Tempo delle Cose”, di Francesca Romana Semerano, che inaugura il 5 maggio alle ore 19 in via Statuto 11 a Milano, a cura di Federicapaola Capecchi.

Un percorso concettuale che esplora il rapporto tra il tempo, il corpo delle cose e la percezione umana. Ogni immagine della Semerano si configura come una tessera di un mosaico che invita lo spettatore a riflettere sulla fragilità dell’esistenza e sull’inesorabile scorrere del tempo, evidenziando come oggetti e luoghi portino con sé le tracce della vita vissuta.

Il tempo si fa protagonista silenzioso e attore principale: le fotografie di luoghi abbandonati, come “Il mistero del relitto abbandonato”, trasmettono una malinconia palpabile, narrando storie sedimentate nelle crepe dei muri e nella polvere accumulata. Il tempo non è solo uno sfondo, ma una forza che trasforma, consuma e preserva.

“tempo delle cose” è il tema che emerge attraverso superfici graffiate, frammenti di oggetti e architetture spezzate, elevati a simboli della condizione umana. Anche il corpo umano appare in alcune immagini, spesso frammentato o immerso nell’ombra, in un dialogo intenso tra ciò che è vivo e ciò che è inanimato, tra mutamento ed eternità.

Un contrasto visivo è dato dalla presenza di due immagini a colori vividi, che si stagliano come lampi di vitalità all’interno di una narrazione prevalentemente in bianco e nero. Questi punti di colore rappresentano momenti di rottura, speranza e vita che irrompe nel silenzio, creando un contrappunto visivo e simbolico.

Urbex sul delta del Po
Foto: © Francesca Romana Semerano

 

Il Tempo delle cose

La mostra di Francesca Romana Semerano si sviluppa attraverso un ritmo visivo che alterna immagini dense di oscurità, come “Lo spirito del fiume”, a quelle immerse nella luce, come “New Light”. Questo gioco di luce e ombra

genera un respiro che accompagna lo spettatore in un viaggio tra introspezione e apertura, tra memoria e possibilità.Le fotografie raccontano non solo il mondo visibile, ma anche l’esperienza umana universale: l’attesa, la perdita, il movimento verso l’ignoto. Ogni immagine è un frammento di vita congelato nel tempo, che contiene passato, presente e futuro.

“Il Tempo delle Cose” di Francesca Romana Semerano è dunque un racconto visivo sulla condizione umana, sull’impermanenza e sulla bellezza nascosta nelle pieghe dell’esistenza, un invito a osservare con attenzione le tracce lasciate dal passaggio umano e dal trascorrere del tempo.

La mostra sarà aperta negli orari di attività di eFM spa, che la ospita, dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 18, fino al 5 giugno 2025

laguna con nebbia e casa in bianco e nero
Foto: © Francesca Semerano

Francesca Romana Semerano

Francesca Romana Semerano è un’Autrice molto legata a noi di Viaggio Fotografico, un’amicizia di lunga data che ci ha visto viaggiare insieme in diverse occasioni per realizzare fotografie. Francesca Romana Semerano è anche Autrice di questo bel Racconto di Viaggio Berlin Colors con il quale ha partecipato a Travel Tales Award

Still life in bianco e nero con luce naturale
Foto: © Francesca Romana Semerano

eFM Engaging Places

"EFN

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OPIFICIO DELLA FOTOGRAFIA / Federicapaola Capecchi

"Opificio

Troverai mostre, workshop, eventi, contest, letture portfolio, eventi, festival e rassegne, archiviazione, realizzazione audiovisivi e libri, book shop, stampa fine art. Nasce da e con le esperienze che Federicapaola Capecchi ha ideato e/o sviluppato negli anni. È un progetto interno a Casa Museo Spazio Tadini, negli spazi studio del Maestro Emilio Tadini.

Un progetto e luogo di fruizione della fotografia in linea con il progetto del Museo Spazio Tadini, fondato da Francesco Tadini e Melina Scalise e di cui Federicapaola Capecchi fa parte dal 2008.

I visitatori possono così passare dalla fotografia all’arte, dalla storia della vecchia tipografia che ospitava lo spazio nei primi del Novecento ai grandi trittici dell’artista Tadini scomparso nel 2002 con visite guidate e approfondimenti.

https://www.opificiodellafotografia.it

Vetro di auto infangato sul lago Aral - Uzbekistan
Foto: © Francesca Romana Semerano

Serata Legnano

A Legnano, Storie di foto e di parole:

Mentre il fotografo Roberto Gabriele scatta qualcuno sempre parla. Quelle parole si incarnano nella foto divenendone parte indissolubile.
Il fotografo Roberto Gabriele racconta le sue fotografie attraverso le parole che gli sono state dette dalla gente mentre scattava… Ne esce fuori una curioso gioco delle parti in cui mentre il fotografo raccontava storia “scrivendola” con la fotocamera, qualcuno fuori campo aggiungeva le parole, spesso esprimendole solo a gesti.

Una testimonianza in cui il racconto è fatto involontariamente a 4 mani, in cui il fotografo esprime con le sue immagini non solo ciò che vede ma anche ciò che ascolta in tempo reale… Fotografie non solo da vedere ma anche da ascoltare in diretta durante questa originale esperienza multisensoriale.

(Gianluca Nicoletti)

LINK:

Vai sul sito ufficiale dell’evento: https://www.circolofotograficolegnanese.it/

Storie di Foto e di Parole – Legnano

BIO:

Roberto Gabriele è Attivo come Professionista dal 1992 e per oltre 20 anni si è dedicato allo Still Life pubblicitario e al Reportage Aziendale, ha impiegato il suo tempo libero a viaggiare con lentezza insieme alla sua fotocamera in 4 Continenti.

Si è formato all’Istituto Superiore di Fotografia di Roma con il Corso Superiore di durata biennale seguito poi dalla Scuola di Alta Specializzazione in Linguaggi Fotografici per altri 2 anni presso l’Università di Tor Vergata in Roma.

Dal 2013 si dedica a tempo pieno all’organizzazione di viaggi in tutto il mondo specificamente pensati  per appassionati di fotografia e per insegnare fotografia direttamente sul campo, durante i viaggi. In questo modo è nato www.viaggiofotografico.it che raccoglie una nuova idea di business basato sul turismo Esperienziale per un mercato fotografico di nicchia le cui esigenze sono totalmente diverse da quelle che potrebbe avere il normale viaggiatore.

Roberto Gabriele, di se stesso dice di essere nato fotografo e che questo per lui non è mai stato un lavoro ma uno stile di vita, Per lui la fotografia è solo un modo di essere e di pensare.

Autore e curatore di innumerevoli libri di fotografia di viaggio tra i quali “Immaginario” edito dalla Provincia di Latina, “dal sole, l’acqua” Blurb Ed. per Bambini nel Deserto ONG, “Ritorni” Austeria Ed. Cracovia, “Vietnam: 1 Paese, 22 Autori” Blurb Ed, “Travel Tales Award” Starring Ed, “Genna, il Natale copto in Etiopia” Blurb Ed, “Carnevale di sangue” EGO Ed, “Urbe Silente” Starring Ed. e tanti altri.

Insegna fotografia di viaggio e scrive articoli e racconti di viaggio per il suo sito e questo lavoro “Storia di Foto e di Parole” è il suo diario di viaggio che tiene sempre aggiornato corredandolo di nuove emozioni ed esperienze.

La Sede del Circolo Fotografico FAMIGLIA LEGNANESE

DOVE:

Al CIRCOLO FOTOGRAFICO FAMIGLIA LEGNANESE

Villa Jucker, Sala Caironi
Via Matteotti, 3 Legnano

Google Maps: https://maps.app.goo.gl/4Vjb73hGdv8c3y5H6

QUANDO:

Martedì 19 novembre 2024 dalle 21:00 alle 23:00

Travel Tales a Milano

Un’altra occasione di presentazione del TTATRAVEL TALES AWARD, sarà Giovedi 11 Novembre alle ore 19.30  da NOC – New Old Camera, in Viale S. Michele del Carso, 4 a Milano presenteremo il progetto e gli output editoriali connessi; i Tre portfoli selezionati da Il Fotografo e pubblicati nel numero di luglio / agosto della rivista, le 4 storie che compongono la sezione Travel Tales sul numero 9 di CITIES, le 21 storie che compaiono nel libroTravel Tales a cura di Simona Ottolenghi. Qui potrete vedere tutte le storie premiate a https://traveltalesaward.com/storie-premiate/

Mostreremo anche le Storie premiate con la mostra attualmente allestita a Roma da Otto Gallery.

Ospitati da Giordano Suaria saranno presenti Angelo Cucchetto, Simona Ottolenghi, Roberto Gabriele, Giovanni Pelloso, Federica Berzioli e alcuni degli Autori selezionati, tra cui Mario Cucchi, Roberto Manfredi, Giuseppina Di Falco, Alessandro Castiglioni e Tania De Pascalis.

Ricordiamo  il grande successo del Travel Tales Weekend, 1,2 e 3 ottobre 2021, che è stato il momento conclusivo di una serie di eventi nati per la promozione di progetti autoriali legati alla Fotografia di Viaggio, lanciata da Starring con Photographers.it e Isp in collaborazione con la rivista  Il Fotografo, con il supporto tecnico di  Viaggio Fotografico.it e di NOC e con il supporto operativo di OTTO Rooms e OTTO Gallery

Come arrivare:

Saremo a Milano in Viale San Michele del Carso 4 presso New Old Camera.

  • Metro 1 CONCILIAZIONE
  • Tram 10 16 fermata Piazzale Baracca
  • Bus 50, 57, 67, 68 fermata Piazzale Baracca

Oppure clicca su questo link: https://goo.gl/maps/FWfdHbtewbK3XmEq8

Gianni Berengo Gardin a Roma

Vera fotografia

Roma: Palazzo delle Esposizioni in via Nazionale 194, fino al 28 agosto  2016 c’è la mostra fotografica di Gianni Berengo Gardin. A cura di Contrasto e Fondazione FORMA per la Fotografia.

Vera Fotografia, è il timbro verde che l’Autore, così come moltissimi della sua generazione (classe 1930) erano soliti porre sul retro delle stampe da negativo per distinguerle da quelle stampate tipograficamente che erano di minor pregio e per certificarne l’autenticità di immagine ottenuta senza manipolazioni di camera oscura, nè, tantomeno con postproduzione digitale. In realtà, come sappiamo, ogni foto nel momento stesso in cui viene sviluppata (con metodi chimici o digitali) è già stata in qualche modo alterata, resa atta alla stampa e i suoi toni sono già stati modificati. Senza dubbio anche il passaggio da una realtà a colori ad una immagine in bianco e nero è già una prima alterazione (e non trascurabile nè reversibile) della realtà stessa.

Berengo Gardin Catalogo
Catalogo della Mostra di Roma

Ho visitato la mostra con un gruppo di Allievi di Viaggio Fotografico e la prima impressione che ne ho avuto è stata quella di trovarmi non solo davanti ad un Grande Maestro, ma davanti ad uno che era tale per aver scritto, ancora VIVENTE, una delle più belle pagine della Storia della Fotografia. E la differenza tra essere un bravo Fotografo e scrivere la storia è enorme. Di bravissimi Fotografi, professionisti o meno ce ne sono tanti al mondo, ma solo pochissimi sanno innovare il linguaggio fotografico ed espressivo, dettare le nuove regole alle quali poi moltissimi si ispireranno. E, ovviamente, Berengo Gardin è senz’altro uno di loro e il motivo lo capiamo proprio vedendo la sua mostra.

La prima impressione che ho avuto entrando nella mostra al Palazzo delle Esposizioni di Roma è quella di uno spazio ben ordinato, con sale tematiche e divise in ordine cronologico. Questo dettaglio che sembra normale, addirittura scontato, è invece quello che dimostra quanto sia longeva l’attività artistica e giornalistica di Gianni Berengo Gardin,un fotografo ancora vivente che ha esposto in centinaia di mostre in tutto il mondo e scritto oltre 250 libri fotografici. Un portento. Una vera forza della natura che produce Fotografie ininterrottamente da oltre 60 anni. E il senso della storia si sente fortissimo in questa mostra. Mi sia concesso un paragone, ma io credo che Berengo Gardin abbia raccontato un pezzo di Storia Italiana oltre che di Storia della Fotografia così come negli stessi anni fece nel cinema Alberto Sordi, raccontando gli Italiani e il loro costume che cambia. Berengo Gardin racconta una Italia senza tempo che sembra appartenerci ancora. Le sue immagini, raccontano così bene la nostra Italia che ci riconosciamo in esse, nei luoghi e nelle persone, come se facessero parte del nostro quotidiano.

gli Zingari uno dei temi a lui più cari
gli Zingari uno dei temi a lui più cari

Un innovatore: oggi tanto si parla di Street Photography. Probabilmente uno dei primi iniziatori della Fotografia di Strada fu proprio Gianni Berengo Gardin che ha sempre fatto della spontaneità del momento il suo cavallo di battaglia. Della semplicità di linee e forme la sua arma vincente, della innocenza delle persone ritratte il suo obiettivo finale.

Il Bianco e nero mai rinnegato per un modernistico o stilistico passaggio alla fotografia a colori uniforma i toni di tutta la mostra che sembra realizzata con immagini scattate in pochi mesi. In realtà di tempo tra le immagini ne è passato tanto, ciò che invece è rimasto uguale è lo stile che non è mai cambiato, ha sempre mantenuto una pulizia formale e un grande silenzio. Le foto di Berengo Gardin non hanno parole, non hanno rumori, le trovo ovattate, icone fortemente espressive ma che non esprimono rumori. Un pò come si esprime un mimo sul suo palco, così Berengo Gardin riesce a farci sentire la musica senza ascoltarla e anche le sue foto di fabbriche vengono percepite come spazi silenziosi.

Scanno (AQ): la gente guarda se stessa fuori casa
Scanno (AQ): la gente guarda se stessa fuori casa

Immagini che raccontano. Le sue immagini appaiono da subito come pensate, efficaci (è sua la famosa frase che non esistono belle fotografie ma solo buone fotografie) dirette, costruite ma mai artefatte. Se fa un ritratto in strada non sta lì a curare la luce o i set modificandoli, scatta con ciò di cui dispone, non cambia neanche obiettivo, preferendo scattare tutto con un 35 mm… Lui non crea, racconta. Ma i suoi racconti hanno la potenza delle parole di un grande poeta. Racconta come lui stesso ama dire con le immagini, come un giornalista fa con le parole.  Ed è lui stesso a definirsi non più come un artista ma come un giornalista. Ma come è facile intuire, di arte nelle sue immagini ce n’è tanta.

Ogni anno viene data un’enfasi mondiale ai vincitori del prestigioso Premio di Fotogiornalismo World Press Photo, e viene immediatamente da pensare a quanto le immagini classiche e intramontabili di Berengo Gardin siano diverse da queste, pur volendo entrambe raccontare il mondo per come lo ha osservato il Fotografo. Berengo Gardin sa rendere straordinaria la normalità quotidiana. Nelle immagini del WPP assistiamo invece alla spettacolarizzazione della fotografia, oggi le immagini di fotogiornalismo non raccontano: urlano. E se le immagini non urlano nessuno le ascolta. Berengo Gardin ci dimostra che è sufficiente alzarsi di 1-2 metri al di sopra della scena per avere un punto di vista completamente nuovo, diverso, insolito ma ancora tanto rasserenante, dall’altra parte le ultime due edizioni del World Presso Photo sono letteralmente invase di immagini realizzate con costosissimi droni di ultima generazione. Il risultato che si ottiene nel primo caso è il sapersi meravigliare della semplicità che era sotto i nostri occhi e che non avremmo saputo cogliere, nel secondo caso invece ci accorgiamo che ci viene mostrato un mondo distante, diverso, sconosciuto che non ci appartiene perchè tutto viene spettacolarizzato, anche il dolore.

Berengo Gardin 5
Venezia: il vaporino.

Ovviamente le fotografie sono tutte tecnicamente perfette, ben composte. La cosa che mi è piaciuta di più è proprio il linguaggio moderno e senza tempo delle foto di Berengo Gardin che riesce ad esprimersi con eleganza, efficacia e tanta chiarezza, sa farsi amare senza imporsi. Usa inquadrature classiche, con il soggetto al centro o sfruttando la regola dei terzi. Conosce bene l’importanza delle sequenze di piani e delle sfocature, sa usare le prospettive per comporre e condurre lo sguardo verso il soggetto principale, sa bene come utilizzare le linee di forza all’interno dell’inquadratura per creare enfasi sul soggetto, conosce perfettamente il valore dell’istante decisivo di bressoniana memoria. Leggendo queste ultime considerazioni ci si rende conto che la straordinarietà di Berengo Gardin si trova nel saper rendere eccellenti e meravigliose le cose che dovrebbe sapere un Allievo alla fine di un Corso Base di Fotografia!!!! E questo non sminuisce affatto l’importanza e la bravura del nostro Autore che al contrario riesce ad essere inarrivabile proprio su un piano al quale tutti potrebbero aspirare di arrivare essendo fatto con pochi mezzi e poca tecnica ma che necessita di una esperienza e una sensibilità unica e inimitabile.

i Manicomi, uno dei temi che ha seguito più a lungo
i Manicomi, uno dei temi che ha seguito più a lungo

Infine è lo stesso Gianni Berengo Gardin a raccontarci la semplicità intenzionale del suo lavoro. A raccontarci come si avvicina ad un soggetto, studiandolo prima da lontano, poi avvicinandosi pian piano ad esso, descrivendolo via via sempre più da vicino, girandogli intorno come in un rituale di avvicinamento amoroso. Mi ricorda la storia del “Piccolo Principe” che voleva creare dei legami con la Volpe la quale gli chiedeva di avvicinarsi a lei pian piano ogni giorno un pò di più e poi di sedersi senza fare nulla, affinchè lei riuscisse a conoscerlo e a fidarsi di lui per poi diventare amici. E’ proprio quello che fa Berengo Gardin con le sue immagini e i suoi soggetti.

La mostra termina con le immagini di forte denuncia di un recente lavoro sulle “Grandi Navi da Crociera” che entrano nella laguna di Venezia apparendo con la stessa grazia di un elefante in un negozio di cristalleria. Le navi appaiono gigantesche e sproporzionate all’ambiente in cui si muovono. Appaiono offensive, infinitamente più grandi della città in cui navigano. Le sentiamo minacciose per la loro forza e violenza, per la loro modernità che troppo si contrappongono con la fragilità storica della Serenissima.

Roberto Gabriele
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Berengo Gardin 10
per la serie sulle Grandi Navi da Crociera
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