Pasqua Ortodossa – Sergio Volani

Pasqua Ortodossa a Karpathos

Pasqua ortodossa
La Pasqua è la festività più sacra di tutto l’anno per il mondo ortodosso, ed anche in Grecia è particolarmente sentita. Sull’isola di Karpathos, nel piccolo villaggio di Olympos, abbarbicato sulle montagne a nord dell’isola, si svolgono ancora i riti pasquali legati alle tradizioni bizantine.
Pasqua ortodossa

La festa coinvolge tutti gli abitanti del piccolo paesino, ed inizia il venerdì santo (Megali Paraskevi) , quando donne e bambini portano in chiesa fiori per decorare l’Epitaffio, bara simbolica di Cristo , sulla quale vengono anche appese foto dei defunti nell’ultimo anno . Alla sera, l’Epitaffio viene portato in processione nelle viuzze del paese, fermandosi nelle case per la recita di preghiere.

Il sabato è la giornata dedicata alla preparazione del pranzo pasquale. Le donne fanno il pane negli antichi forni e viene messa a cuocere la capra, piatto tipico di questa festa. Alla sera inizia il rito pasquale che si prolunga per ore, in una chiesa gremita di gente.

Pasqua ortodossa
Le celebrazioni terminano il martedì con la processione delle icone attraverso il paese fino al piccolo cimitero e poi in giro per i sentieri fermandosi nelle piccole chiesette disseminate ovunque nella vallata circostante.

Pasqua ortodossa

Foto e testo di Sergio Volani
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Priverno, i Sacconi del Venerdì Santo

Oggi parliamo della nostra Bella Italia e delle sue tradizioni così affascinanti che fino alle restrizioni dovute al covid 19 riempivano i calendari di tutto lo Stivale.

A pochi passi da Latina esiste (o meglio esisteva prima del covid) una realtà quasi sconosciuta eppure molto sentita: ci troviamo a Priverno e qui la Processione del Venerdì Santo ha radici profonde e un fortissimo senso religioso. Il Paese intero si riversa in strada non solo per assistere, ma per partecipare attivamente alla sacra sfilata. Tra loro le Anime Nere: due detenuti anonimi che volontariamente in segno di penitenza camminano scalzi e con i piedi incatenati portando una croce sulle spalle.

I Sacconi, le Anime Nere, sono dei Detenuti con un permesso speciale dell’Autorità Carceraria che richiedono volontariamente di espiare le loro colpe verso Dio camminando in processione. Foto: © Roberto Gabriele

A Priverno si celebra la Passione di Cristo non è una rievocazione storica come avviene in tante altre località, qui viene vissuta attraverso il suo significato simbolico.

Tutto ha inizio nella Cattedrale: i membri delle confraternite (Anime Bianche) si riuniscono in preghiera nel tardo pomeriggio. Con loro ci sono i due detenuti (Anime Nere) che con un permesso speciale dell’autorità carceraria escono appositamente dal carcere per manifestare il loro pentimento e per espiare le loro colpe davanti a Dio, e alla società seppur protetti dall’anonimato del cappuccio che ricopre i loro volti.

Le donne con i vessilli aspettano l’uscita dei Sacconi. Foto: © Roberto Gabriele

In chiesa entrano scalzi e tali resteranno fino alla fine, quando escono per la processione i loro piedi vengono legati con pesanti catene e sfilano accompagnati dai Carabinieri. Il clima è di silenziosa preghiera e di profondo rispetto. Si percepisce un silenzio sacro ma non muto. L’emozione è forte, ci si sente circondati da migliaia di persone a lutto. Dappertutto c’è un enorme silenzio. Non c’è la banda, qui si celebra in strada il funerale di Cristo.

La piazza è gremita. La processione ha inizio. Foto: © Roberto Gabriele

La folla dei fedeli esce dalla chiesa accolta da una piazza gremita di altre migliaia di persone. Tutti hanno un ruolo, chi porta un vessillo, chi un enorme lampadario a bracci che rischiarerà la marcia notturna di tutti, chi canta e chi trasporta le statue sacre della passione. E’ questo il momento in cui alle Anime nere vengono incatenati i piedi e caricate le pesanti croci sulle spalle: le portano in segno di penitenza per più di due ore.

Le Anime Bianche delle Confraternite illuminano le anime dei Penitenti portando la Luce sul loro cammino. Foto: © Roberto Gabriele

Il corteo viene aperto dai cori delle contrade che lo precedono lungo tutta la via crucis, nei vicoli vengono fatte delle soste in prossimità di tutte le chiese del paese. I personaggi incappucciati in bianco precedono le Anime Nere e ne annunciano il passaggio, poi sfilano i penitenti con i loro pesanti carichi sia dal punto di vista fisico che emotivo. Il rumore delle catene che strusciano sul selciato a sampietrini rompe il profondo silenzio che ammanta il paese e scandisce il passo dei due uomini che si fanno carico della croce di Cristo. La statua del Cristo disteso chiude poi la lunga colonna umana.

I piedi dei Sacconi legati a pesanti catene che simboleggiano il peso dei peccati portati dai Sacconi penitenti. Foto: © Roberto Gabriele

Le Anime Nere che la gente qui chiama i Sacconi, sono quelli che espiano pubblicamente le loro colpe, tutto qui è rituale e simbolico: i buoni sono bianchi, i cattivi sono neri. E’ l’alternanza tra il bene e il male, tra chi sceglie la retta via e chi la ha lasciata per poi ravvedersi. E ci sono i Carabinieri in divisa, in un apparente mescolamento tra sacro e profano, ma si tratta di un gioco di ruoli, un sottile gioco delle parti in cui ciascuno incarna un personaggio.

I Sacconi sfilano accompagnati dai Carabinieri. Foto: © Roberto Gabriele

A volte partiamo per lunghi viaggi alla ricerca di rituali lontani e culture diverse dimenticando di cercare le nostre origini sociali e culturali a poca distanza da noi. Vivere qui una serata così intensa è un’esperienza da non perdere (anche per chi non è credente): l’aspetto antropologico, culturale e spirituale è enorme. Vi sembrerà di vivere in un sogno, qui tutto è rarefatto, lontano nel tempo e nello spazio sembra incredibile ma siamo a pochi chilometri da Roma, e la spiritualità è fortissima.

Priverno riscopre una sua identità che non ha varcato i confini del proprio territorio e che quindi non è ancora diventato un’attrazione turistica. A Priverno, ogni anno, il Venerdì Santo, farete un viaggio alla ricerca di una valori dimenticati, di un’Italia che “non esiste solo al sud”.

Roberto Gabriele

La salita finale con la lunga scalinata che porta verso la cattedrale segna la fine dell’espiazione delle colpe dei Sacconi. Foto: © Roberto Gabriele
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