Iran

Iran il Paese a forma di gatto

Un viaggio in Iran, il Paese a forma di gatto

“Il vostro Paese ha la forma di uno stivale, il nostro quella di un gatto!”. Questo approccio è stato senza dubbio il più curioso tra quelli mesi in atto da chi per tutta la durata del nostro viaggio ci ha avvicinato desideroso di praticare il proprio inglese e di sapere da dove venivamo. Di questo paese a forma di gatto, con le orecchie a segnare il confine con Turchia ed Azerbaijan, il dorso a segnare i confini con il Turkmenistan e l’Afghanistan, e la coda quello con il Pakistan, ci ha colpito la curiosità (neanche a farlo apposta caratteristica tipicamente felina) dei suoi abitanti, così interessati a sapere che cosa si pensa in occidente dell’Iran e soprattutto di loro, che mai avremmo immaginato essere così ospitali, cordiali, amichevoli e soprattutto così lontani dall’immagine che le informazioni che ci arrivano ci inducono a prefigurare.

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E proprio perché inaspettata, la cordialità ed ospitalità dei suoi abitanti è stato l’elemento senza dubbio  più caratterizzante del viaggio di tre settimane che mia moglie ed io abbiamo effettuato nella Repubblica Islamica dell’Iran. Eppure un viaggio in Iran offre molteplici spunti di interesse: la storia,  l’archeologia, l’architettura, i paesaggi, l’aspetto etnico. La storia dell’Iran è la storia del mondo. Qui si sono succeduti i maggiori imperi della storia: Medi, Persiani, Greci, Arabi e persino i Mongoli di Gengis Khan hanno occupato a più riprese il territorio dell’odierno Iran contaminandolo con le proprie culture, tradizioni, religioni. L’impero persiano è stato tra i più grandi della storia, arrivando ad includere nella sua massima estensione il territorio compreso tra la valle del fiume Indo (nell’odierno Pakistan) e le coste del nord africa e del Mar Rosso.

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Le conoscenze sviluppate da questo popolo spaziano in tutti i campi dello scibile umano. Costruirono nel V secolo a.C. la prima strada, un’arteria che collegava il centro dell’Asia con il Mediterraneo per uno sviluppo di circa 2700 chilometri; implementarono un sistema di collegamenti “postali” che consentiva, utilizzando proprio questa strada, di trasmettere informazioni da una parte all’altra dell’impero in una settimana (quando una carovana mercantile impiegava, su quello stesso percorso, almeno 90 giorni); determinarono con estrema precisione la durata dell’anno solare in un’epoca in cui in Europa si pensava ancora che la terra fosse piatta. Tra le discipline scientifiche cui gli eruditi persiani dettero un sensibile apporto vi sono la logica, la teoria musicale, l’idrologia, la botanica, la zoologia, la gemmologia, la mineralogia. Ma è l’architettura l’ambito in cui la Persia ha offerto i maggiori contributi alla cultura mondiale, soprattutto con le coperture a cupola delle moschee, le cui stupende decorazioni in ceramica che le arricchiscono sono tra i ricordi più vivi del viaggio.

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Già il viaggio: noi avevamo a disposizione tre settimane, tra giugno e luglio, e abbiamo pensato ad un itinerario che ci permettesse una prima conoscenza generale del Paese, traendo ispirazione sia da itinerari percorsi da altri amici che dalle descrizioni delle guide turistiche. Contattata via e-mail un’agenzia locale, abbiamo iniziato una fitta corrispondenza che ci ha portato a definire compiutamente l’itinerario alcune settimane prima della partenza. L’agenzia ha inoltre provveduto ad inoltrare al Ministero degli Affari Esteri iraniano la documentazione necessaria per il rilascio, tramite il consolato in Italia, del visto di ingresso. Il nostro viaggio inizia da Teheran, dove rimaniamo un paio di giorni. Giusto il tempo di vedere il bazar, alcuni musei ed imparare ad usare la valuta locale. Beh, a dire il vero abbiamo avuto incertezze sui prezzi fino alla fine del viaggio, ma del resto come potrebbe essere altrimenti? Hanno una moneta che si chiama Rial, però i prezzi li indicano in Toman (la decima parte del Rial) … insomma, le figuracce al momento di pagare qualcosa sono pressochè inevitabili.

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Nella capitale, ma la sensazione ci accompagnerà in tutte le principali città visitate, prendiamo subito atto di quale sia il vero, grande pericolo per chi viaggia in Iran: il traffico! Non esistono regole: i semafori sono considerati poco più di un suggerimento, in autostrada sono ammesse le inversioni ad U, la precedenza agli incroci è di chi arriva prima o del più grande … ma nonostante questa sorta di caos organizzato incredibilmente non abbiamo mai visto incidenti.

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Lasciata Teheran abbiamo iniziato il tour verso il nord del Paese, che ci ha portato a Tabriz dopo aver toccato le città di Qazvim, Anzali Abbas, Astara, Ardabil ed i villaggi di Mausoleh e Kandovan.

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Da Tabriz in volo abbiamo raggiunto la città di Shiraz, nel sud ovest dell’Iran, dove si dice sia stato “inventato” il vino settemila anni fa. E’ considerata la culla della poesia persiana, avendo dato i natali a due dei massimi poeti iraniani: Saadi e Hafez. In Iran la poesia è amatissima. Le tombe dei poeti sono spesso inserite in giardini o piccoli parchi, frequentatissimi soprattutto al tramonto dalla gente e da molti giovani, che amano leggere i versi dei grandi maestri. Si dice che tutti gli iraniani abbiano almeno due libri nelle proprie case: il Corano e le liriche di Hafez, e non sempre in quest’ordine di importanza …

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Shiraz può costituire un’ottima base per escursioni giornaliere nei dintorni, in particolare verso Persepolis e la vicina necropoli con le tombe scavate sulla roccia di Dario, Serse ed Artaserse. Le rovine di Persepolis, il luogo più visitato dell’intero Iran, danno immediatamente l’idea di quale possa essere stata la grandezza di uno dei più potenti imperi del mondo antico.

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Da Shiraz ci siamo spinti ulteriormente verso est fino alla città di Kerman, che appare come un’oasi nella vasta area che costituisce l’appendice meridionale del  deserto Dasht-e Luth, che occupa la gran parte dell’est Iran. La città è una delle più antiche dell’Iran, e la sua vicinanza con le principali direttrici del commercio con l’estremo oriente ne ha fatto un crogiuolo di etnie e culture diverse.

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Da Kerman abbiamo raggiunto, con un’escursione giornaliera, il punto più meridionale del nostro itinerario: la cittadella di Bam, completamente distrutta dal violento terremoto del 2003 ma ora in avanzata fase di ricostruzione. Prima del cataclisma rappresentava il massimo esempio mondiale di cittadella interamente realizzata in mattoni crudi. Ora questo primato è detenuto dalla cittadella di Rayen, ad un centinaio di chilometri da Kerman e da qui facilmente raggiungibile. Nel corso della stessa escursione che ci ha portati a visitare Bam e Reyan, abbiamo visitato anche gli splendidi giardini di Mahan, caratterizzati da una serie di fontane e ruscelletti circondati da alberi e fiori, una vera e propria oasi immersa nell’arido paesaggio desertico del sud est dell’Iran.

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Da Kerman è iniziato quindi il percorso di ritorno verso Teheran, con tappe nelle città di Yazd, Isfahan e Kashan. Isfahan per noi è la città che più di ogni altra evoca il fascino dell’antica Persia e sintetizza l’Iran attuale. La sua piazza principale, Imam Square, attrae come una calamita i visitatori che durante le passeggiate alla scoperta della città vi ritornano continuamente. Questa splendida piazza è seconda per dimensioni solo alla piazza Tien An Men, ed è racchiusa da lunghe mura in mattoni ad arcate sovrapposte, con il piano inferiore occupato da negozi.

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Al tramonto la piazza si anima di moltissime persone, che si portano da casa il cibo che consumano seduti sulle panchine o sul prato che circonda la grande fontana centrale. I ricordi e le emozioni maggiori del viaggio li dobbiamo proprio a questo posto. Seduti ad osservare questo spettacolo di varia umanità, ci siamo lasciati avvicinare dai più curiosi ed intraprendenti di loro ed abbiamo conversato a lungo dei più disparati argomenti: la pallavolo (“avete visto alla televisione l’Iran battere l’Italia?”), il lavoro (“che lavoro fate? Quanto si guadagna in Italia? Che cosa fanno gli italiani quando vanno in pensione?”), la famiglia (“quanti figli avete? Non avete figli?!?, Perché?”), la politica (“non dovete pensare che il popolo iraniano sia come il governo iraniano …”), la condizione femminile (“il vero problema non è dover indossare il velo, è che alle donne sono proibite molte professioni e che in caso di divorzio i figli vengono affidati sempre al padre …”). Sarà forse perché questa esperienza l’abbiamo vissuta ormai alla fine del viaggio, ma quando ripensiamo all’Iran (e ci capita molte volte di farlo) il ricordo va subito ad Isfahan ed alle ore trascorse nella sua magica piazza.

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Dal punto di vista fotografico, l’Iran è tra i luoghi più fotogenici che ho visitato. Ci sono bellissimi paesaggi, soprattutto al limite dell’area desertica, e non oso pensare quanto meravigliosi possano essere certi paesaggi montani in primavera o in autunno, con la vegetazione al suo massimo splendore.

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Ci sono architetture tra le più belle e raffinate che mi sia mai capitato di vedere. Le persone poi, se glielo si chiede, sono per lo più disponibili a farsi fotografare, e per la prima volta ci è capitato che qualcuno ci chieda di potersi fotografare in nostra compagnia. In virtù di questa disponibilità da parte delle persone, mi sono ritrovato ad usare prevalentemente obiettivi zoom grandangolari, essenziali anche per enfatizzare gli imponenti elementi architettonici  delle moschee e degli altri palazzi (portali, archi, colonnati, cupole). Qualche problema tecnico di esposizione corretta lo si ha per la forte luce ed il riverbero (dovuto alla presenza di pulviscolo in sospensione nell’aria) presenti soprattutto nelle zone del centro e del sud vicine al grande deserto orientale, per cui può capitare di ricorrere ad esposizioni manuali per compensare l’escursione di oltre tre diaframmi tra zone illuminate e zone in ombra.

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E’ un viaggio che mi sento di raccomandare caldamente, non vi deluderà. Ritengo che il periodo migliore sia la primavera o l’autunno, ma il caldo estivo è comunque facilmente sopportabile dato il bassissimo tenore di umidità dell’aria.

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E allora, BUON VIAGGIO !

Riccardo Panozzo

Via Maglio 51/d

36042 Breganze (VI)

333 5743082

rikipan@alice.it

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P.S.

A chi fosse eventualmente interessato ad organizzarsi autonomamente il viaggio, posso fornire i riferimenti della guida che ci ha accompagnato nella seconda parte del viaggio: ottimo autista oltre che guida molto competente, può supportarvi nell’organizzazione del viaggio anche se doveste essere un piccolo gruppo.

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