Il mio viaggio fotografico a Istanbul è stato accompagnato, quasi per intero, dalla pioggia. Una pioggia insistente, come un velo costante tra me e la città.

Eppure, paradossalmente, malgrado non sia stato facile da gestire con la macchina fotografica, non è stato un ostacolo. Anzi. La voglia di produrre immagini significative mi ha fatto accogliere l’acqua come un elemento complice.
Le gocce sui vetri e sull’obiettivo, i riflessi, le ombre più dense: tutto contribuiva a una resa visiva diversa anche per un fotografo che con la luce gioca per creare contrasti e rendere le immagini più interessanti.

La pioggia mi ha costretto a rallentare, a soffermarmi sui dettagli, a cercare in ogni scena l’atmosfera, l’emozione e il senso, dato che non era possibile avere una buona luce e colori accesi.

Ho sperimentato che l’acqua può essere un filtro creativo, capace di cambiare radicalmente la percezione di un luogo ed è diventato divertente usare questo elemento in una città come Istanbul, che, con il suo carattere eclettico, è stato un soggetto perfetto anche in queste circostanze.

Quello che mi ha colpito di più della città è stata proprio la sua natura caleidoscopica. In meno di trecento metri puoi passare da un’atmosfera da capitale europea, elegante e moderna, ai colori e ai profumi dei mercati orientali, ai vicoli silenziosi dei quartieri ortodossi o delle zone musulmane più conservatrici.

Ogni angolo sembra raccontare una storia diversa. Istanbul è perfetta per chi cerca immagini che raccontino la complessità del reale.

A fine giornata, tornavo in albergo bagnata e mezza congelata, ma con la scheda e la mia memoria piena di storie ed emozioni e avevo la sensazione di aver visto, davvero, qualcosa di non usuale. Nonostante – o forse grazie a – la pioggia.
dal nostro Viaggio Fotografico Istanbul Street dicembre 2023. Capogruppo Stefano Mirabella
