L’infanzia perduta dei bambini Mundari
La vivacità e la gioiosità dei bambini, pur nella diversità dei popoli e della localizzazione geografica, è sempre molto simile qualunque cosa facciano e per loro il processo scolastico è un fatto generalizzato.

Diversamente, i bambini Mundari – un’ etnia seminomade strettamente legata alle attività pastorali tradizionali – affrontano fin dalla più tenera età compiti, lavori e sfide quotidiane con una precoce assunzione di responsabilità e la loro educazione è limitata all’ambito famigliare.

La magia dell’alba
Si abituano a svegliarsi all’alba prima degli adulti, con il compito di accendere i fuochi tipici dei Cattle Camp Mundari e poi di raccogliere lo sterco degli animali, un compito affidato esclusivamente a loro e alle donne.

Lo sterco, una volta essiccato al sole, viene utilizzato per alimentare i fuochi e per generare un fumo denso che tiene lontane le zanzare; la cenere prodotta dalla combustione viene poi cosparsa sul corpo di uomini, donne, bambini e anche degli stessi animali: questa, in mancanza di acqua, è la loro principale forma di protezione igienica.

La dura vita quotidiana
La loro alimentazione è povera, talvolta limitata alla condivisione del latte direttamente dalle mammelle delle mucche insieme ai vitelli. Ai bambini viene anche affidata la cura degli animali più piccoli o più giovani (capre e vitelli).

Alle bambine il trasporto della poca acqua disponibile. Svolgono i compiti assegnati con attenzione ma senza allegria; crescendo in questo modo sviluppano, come i loro padri, un rapporto simbiotico con il bestiame e perpetuano le tradizioni tribali della loro comunità.

Il gioco è quasi assente dalla loro vita, salvo qualche esercizio di lotta, sul finire della giornata, quando tutte le attività quotidiane sono completate.


















