Sudan Mundari Maurizio Trifilidis
L’infanzia perduta dei bambini Mundari
La vivacità e la gioiosità dei bambini, pur nella diversità dei popoli e della localizzazione geografica, è sempre molto simile qualunque cosa facciano e per loro il processo scolastico è un fatto generalizzato.

Diversamente, i bambini Mundari – un’ etnia seminomade strettamente legata alle attività pastorali tradizionali – affrontano fin dalla più tenera età compiti, lavori e sfide quotidiane con una precoce assunzione di responsabilità e la loro educazione è limitata all’ambito famigliare.

La magia dell’alba
Si abituano a svegliarsi all’alba prima degli adulti, con il compito di accendere i fuochi tipici dei Cattle Camp Mundari e poi di raccogliere lo sterco degli animali, un compito affidato esclusivamente a loro e alle donne.

Lo sterco, una volta essiccato al sole, viene utilizzato per alimentare i fuochi e per generare un fumo denso che tiene lontane le zanzare; la cenere prodotta dalla combustione viene poi cosparsa sul corpo di uomini, donne, bambini e anche degli stessi animali: questa, in mancanza di acqua, è la loro principale forma di protezione igienica.

La dura vita quotidiana
La loro alimentazione è povera, talvolta limitata alla condivisione del latte direttamente dalle mammelle delle mucche insieme ai vitelli. Ai bambini viene anche affidata la cura degli animali più piccoli o più giovani (capre e vitelli).

Alle bambine il trasporto della poca acqua disponibile. Svolgono i compiti assegnati con attenzione ma senza allegria; crescendo in questo modo sviluppano, come i loro padri, un rapporto simbiotico con il bestiame e perpetuano le tradizioni tribali della loro comunità.

Il gioco è quasi assente dalla loro vita, salvo qualche esercizio di lotta, sul finire della giornata, quando tutte le attività quotidiane sono completate.

Foto straordinarie, che raccontano le difficili condizioni di vita dei pastori Mundari, con particolare attenzione ai Bambini/e
Grazie per questa condivisione
Belle foto e un racconto essenziale e ben scritto. Sono stato in un campo Mundari e questo racconto mi ha emozionato.
Le emozionanti e bellissime immagini testimoniano con grande efficacia le condizioni di vita dei bambini e del popolo Mundari. I volti, per niente sorridenti, dei bambini suggeriscono una sorta di abitudine e rassegnazione alle incombenze quotidiane che si ripetono senza soluzione di continuità.