Ny lalako – Rosario Lo Presti

Ny lalako

(La mia street – Street nel nord del Madagascar)

In Madagascar la strada non è solo un luogo di passaggio, ma un teatro vivente. Le persone si incontrano, aspettano, vendono, giocano, si guardano e si lasciano guardare. Tutto avviene all’aperto: il sacro e l’ordinario, il rumore e il silenzio, il pieno e il vuoto.

Gesti ordinari nella vita di strada malgascia
Foto: © Rosario Lo Presti

Diego Suarez e Nosy Be

Questo progetto è il mio modo di attraversare – visivamente – Diego Suarez e Nosy Be. Due luoghi distinti, uniti da un’identità condivisa: muri vissuti, bambini ovunque, bandiere che ondeggiano sopra mercati polverosi, animali che fanno parte del paesaggio.

Scene di strada nella vita quotidiana malgascia
Foto: © Rosario Lo Presti

La strada come spazio di vita

E poi i tuk-tuk, onnipresenti: mezzi di trasporto, rifugi, scorci mobili di realtà. In tre immagini li ho seguiti, osservati, lasciati entrare nel racconto come simboli viventi della strada malgascia.
Ho scelto di muovermi senza aspettative, con uno sguardo lento, cercando non lo straordinario, ma il senso delle cose normali.

Tuk tuk nelle strade del Madagascar
Foto: © Rosario Lo Presti

Street photography senza esotismo

La mia street photography non rincorre l’estetica ad effetto né l’esotismo facile. Osserva e cammina. Si lascia toccare. Ho fotografato gemelle che mangiano in silenzio, bambini che corrono, persone che stanno ferme. Ho lasciato spazio alla sorpresa e all’attesa. E ho cercato, ovunque, un equilibrio tra presenza e assenza.

Bambini che giocano nelle strade del Madagascar
Foto: © Rosario Lo Presti

La strada come un teatro

L’ultima foto mostra un cane che cammina nell’acqua, al tramonto. Una scena apparentemente distante dal linguaggio urbano. Ma per me è il punto d’arrivo più autentico. Quella linea sottile tra terra e mare è ancora una strada. Il cane, con la sua solitudine tranquilla, è forse il passante perfetto: attraversa il mondo senza fare rumore, senza sapere di essere guardato.
Anche quella, in fondo, è “ny lalako”: la mia strada.

Rosario Lo Presti

Un cane al tramonto a Diego Suarez
Foto: © Rosario Lo Presti

Istanbul Ranalletta

Istanbul

Istanbul è un crocevia di culture, storie e vite che si intrecciano sulle rive del Bosforo, tra Europa e Asia.

Quotidianità urbana a Istanbul raccontata attraverso le persone
Quotidianità urbana a Istanbul raccontata attraverso le persone – Foto: © Liliana Ranalletta

Questo portfolio racconta la città attraverso i suoi abitanti: la gente del mercato che anima le strade con colori e voci, i bambini che giocano e si tuffano nelle acque del Bosforo, i fedeli nelle moschee che custodiscono secoli di spiritualità, gli animali che condividono gli spazi urbani, e i passeggeri sui traghetti che attraversano il ponte tra due continenti.

Vita quotidiana a Istanbul lungo il Bosforo
Vita quotidiana a Istanbul lungo il Bosforo – Foto: © Liliana Ranalletta

Un viaggio visivo che cattura l’autenticità, l’energia e la quotidianità di una metropoli sospesa tra tradizione e modernità, dove ogni volto e ogni gesto raccontano una storia unica e universale.

Persone di Istanbul tra Europa e Asia
Persone di Istanbul tra Europa e Asia – Foto: © Liliana Ranalletta

Così racconto Istanbul: attraverso le persone che abitano questa città-ponte. Uomini e donne di ogni età, religione e provenienza, che lavorano, pregano, ridono e vivono qui. Ogni sguardo e incontro svela la vera essenza di questa città umana, accogliente e in continuo cambiamento, sempre pronta a fondere Oriente e Occidente, passato e futuro.

Liliana Ranalletta

Gente di Istanbul nei quartieri storici della città
Gente di Istanbul nei quartieri storici della città – Foto © Liliana Ranalletta
Una bottega di Istanbul
Uova, cimeli e relax in bottega. Foto: © Liliana Ranalletta

Sudan Mundari Maurizio Trifilidis

L’infanzia perduta dei bambini Mundari

La vivacità e la gioiosità dei bambini, pur nella diversità dei popoli e della localizzazione geografica, è sempre molto simile qualunque cosa facciano e per loro il processo scolastico è un fatto generalizzato.

La magia dell'alba nei villaggi Mundari tra uomini e bambini che accudiscono bovini dalle corna enormi
Foto: © Maurizio Trifilidis

Diversamente, i bambini Mundari – un’ etnia seminomade strettamente legata alle attività pastorali tradizionali – affrontano fin dalla più tenera età compiti, lavori e sfide quotidiane con una precoce assunzione di responsabilità e la loro educazione è limitata all’ambito famigliare.

Vita quotidiana nei cattle camp del Sud Sudan all’alba
Foto: © Maurizio Trifilidis

La magia dell’alba

Si abituano a svegliarsi all’alba prima degli adulti, con il compito di accendere i fuochi tipici dei Cattle Camp Mundari e poi di raccogliere lo sterco degli animali, un compito affidato esclusivamente a loro e alle donne.

Bambini Mundari raccolgono sterco degli animali nei cattle camp
Foto: © Maurizio Trifilidis

Lo sterco, una volta essiccato al sole, viene utilizzato per alimentare i fuochi e per generare un fumo denso che tiene lontane le zanzare; la cenere prodotta dalla combustione viene poi cosparsa sul corpo di uomini, donne, bambini e anche degli stessi animali: questa, in mancanza di acqua, è la loro principale forma di protezione igienica.

Bambini Mundari ricoperti di cenere per protezione igienica
Foto: © Maurizio Trifilidis

La dura vita quotidiana

La loro alimentazione è povera, talvolta limitata alla condivisione del latte direttamente dalle mammelle delle mucche insieme ai vitelli. Ai bambini viene anche affidata la cura degli animali più piccoli o più giovani (capre e vitelli).

Infanzia nei cattle camp Mundari tra responsabilità e tradizione
Foto: © Maurizio Trifilidis

Alle bambine il trasporto della poca acqua disponibile. Svolgono i compiti assegnati con attenzione ma senza allegria; crescendo in questo modo sviluppano, come i loro padri, un rapporto simbiotico con il bestiame e perpetuano le tradizioni tribali della loro comunità.

Educazione familiare dei bambini Mundari fuori dal sistema scolastico
Foto: © Maurizio Trifilidis

Il gioco è quasi assente dalla loro vita, salvo qualche esercizio di lotta, sul finire della giornata, quando tutte le attività quotidiane sono completate.

Vita quotidiana dei bambini Mundari nelle comunità seminomadi

Jumping Boys

tanzania

Sono Marjin Shulte e vi porto nel vivace porto di Stone Town, in Tanzania, un gruppo di ragazzi locali si riunisce ogni giorno per un’emozionante pratica che fa parte della loro cultura.
Questi ragazzi si tuffano in mare dal molo con incredibile abilità e precisione, impressionando sia i turisti che la gente del posto. Ai ragazzi locali di Stone Town Zanzibar piace mettere in mostra le loro abilità nel tuffo e nel salto per dimostrare la loro audacia e il loro coraggio.

tanzania

Il molo, che si trova proprio sull’oceano, è un punto di lancio ideale per mostrare, alla folla che guarda con ammirazione, le loro acrobazie!
Man mano che si diffonde la notizia degli accattivanti salti dei ragazzi locali, un numero crescente di gli spettatori curiosi sono attratti dalla scena a Stone Town, in Tanzania.

tanzania

La folla si organizza organicamente in una linea ordinata, aspettando con impazienza il loro turno per assistere allo spettacolo maestoso.
Le grida energiche dei ragazzi fungono da catalizzatore, accendendo un’energia contagiosa che si diffonde tra la folla.

tanzania

La buona competizione in Tanzania


Gli applausi diventano una forza unificante, che connette tutti in una celebrazione condivisa degli incredibili salti dei ragazzi locali.
Assistere ai ragazzi locali che saltano con grazia in mare, accompagnati da vortici di foglie o fiori, è un piacere sensoriale che lascia un ricordo indelebile negli spettatori. Esso è una testimonianza della loro creatività e del patrimonio culturale unico che fiorisce in esso Stone Town, Tanzania.
zanzibar

Con occhio vigile, i responsabili della sicurezza ricordano gentilmente al pubblico di restare indietro e forniscono indicazioni su dove è sicuro posizionarsi. Sanno che mantenere uno spazio controllato è fondamentale per la corretta esecuzione dei propri salti, per la loro sicurezza e di tutti i soggetti coinvolti.

Uno spirito giocoso riempie l’atmosfera mentre i ragazzi, a turno, si cimentano in audaci salti, capriole o tuffi sempre più alti.

Tutto questo per impressionare, non solo gli spettatori ma anche i loro compagni sfidanti, stimolando un sano senso di benessere competizione e desiderio di miglioramento continuo.

Foto e parole di Marjin Shulte

Questo racconto di Marjin Shulte ha partecipato al  Travel Tales Award 2023 ed è stato pubblicato sul libro che raccoglie il meglio della terza Edizione.

Il libro è stato presentato a Milano durante la nostra Convention di Viaggio Fotografico. Clicca QUI per partecipare anche tu alla nuova edizione 2024.

Camargue

camargue

Camargue: Festival Abrivado Saintes-Maries-de-la-mer

Centinaia di cavalli e pastori sulla spiaggia di Saintes Maries:

1000 cavalli, 200 pastori e migliaia di appassionati si riuniscono il 10 e 11 novembre sulla spiaggia di Saintes Maries de la Mer per uno dei più grandi festival dell’abrivado nel sud della Francia. Un incontro unico tra la Camargue, i cavalli, i tori e tutti gli amanti della tradizione taurina.

cavalli

Ogni giorno, il festival inizia con la colazione offerta sulla spiaggia orientale in un luogo chiamato “Rousty” (parcheggio Bambou Palm Beach). Partenza dei cavalieri e dei tori dalle ore 11 con una colonna di 11 abrivados che si susseguiranno lungo il percorso di 6 km che li porterà all’arena.

camargue

Si rievoca il trasferimento come in passato (non c’erano camions) dei tori all’arena al centro del paese per la tradizionale corsa camarghese, una specie di corrida dove però l’unico che rischia è l’uomo.

cavalli

La difficoltà dei cavalieri sta nel tenere i tori all’interno dell’abrivado, il tutto è complicato dalla presenza di disturbatori che con drappi, petardi e fumogeni (aboliti nell’ultimo festival), cercano di spaventare i cavalli affinché i tori si disperdano

Uno spettacolo impressionante da vedere assolutamente per innamorarti della Camargue e delle sue tradizioni!

La Camargue

rosa

Sono nato, in un angolo selvaggio dove i tori neri sono re; ed è stato scosso dalla mia giovane età dai fenicotteri in subbuglio.
La mia casa era tutta bianca, tra pini e giunchi; e il maestrale con i rami mi compose belle canzoni.
Sono nato su questo suolo arido dove, come Attila, il sole fa mille rughe sulla terra per soffocarne il risveglio.
Ma quando appare la luna e la sua chiarezza inonda le rubine e le grandi paludi, si crederebbe di vedere la fine del mondo.
Je suis …la Camargue

Jean-Marc Allègre

Foto e parole di Claudio Varaldi 

Questo racconto ha partecipato ed è stato pubblicato sul libro di  Travel Tales Award 2023. Clicca sul link per partecipare anche tu alla nuova edizione.

“Chadar”

Il popolo Zanskari e l’antica via di ghiaccio

ladakh

C’è un’antica via di ghiaccio che da generazioni apre le porte del mondo al popolo Zanskari, “chadar”. Siamo in Ladakh, regione dell’India racchiusa tra Karakorum e Himalaya ad oltre 3.700 metri di altezza. Qui, per poco più di un mese, tra gennaio e febbraio, il fiume Zanskar diventa percorribile e rompe l’isolamento dell’inverno.

chadar

I mercanti di spezie e stoffe hanno aspettato quel momento ogni inverno per secoli… l’attimo in cui oriente e occidente si incontravano sulla Via della Seta. Sembra ancora di vederli, accalcati tra le locande e nelle strade di Leh, avvolti nei profumi e il vociare dell’antica capitale. 

chadar

È un cammino incantato e terribile, tra gole profonde, crepacci, dirupi ma anche colori inattesi e cascate di ghiaccio. Avanti, un passo dopo l’altro, nel vento gelido, ho imparato ad ascoltare con rispetto la voce del ghiaccio sotto gli scarponi.

chadar

La macchina fotografica per rubare almeno un po’ di quella meraviglia che riempie gli occhi, per cristallizzare i gesti rituali delle guide che si ripetono da secoli: la preparazione delle slitte, lallestimento delle grotte per i bivacchi, i canti tradizionali che accompagnano in ogni momento della giornata.

ghaccio

Tre giorni di cammino che diventano un viaggio nel tempo verso il monastero di Karsha Gompa, circondato dal suo villaggio, dove il potente suono della Sankha, la tromba conchiglia, richiama i monaci per l’inizio della Puja, la celebrazione del Risveglio del Buddha.

chadar

L’antico monastero del X secolo è uno scrigno di storia e spiritualità, ma anche di arte con i suoi straordinari dipinti murali.

chadar

Il tesoro più prezioso di Karsha Gompa è, però, la luce nello sguardo dei monaci e del popolo Zanskari… il mio pretesto per tornare a casa è stato quello di poter raccontare quella luce con queste foto.

chadar

Foto e parole di Christian Giudice

Questo racconto ha partecipato al  Travel Tales Award 2023. Clicca sul link per partecipare anche tu alla nuova edizione.

Color Mundi – Bhutan

Sono a Paro (Bhutan) per assistere allo Tsechu 2019, una delle festività religiose più importanti del Buddismo Tibetano.

Mi ritrovo catapultata in un mondo fuori dal tempo, inizialmente l’obiettivo è quello di documentare l’esibizione di teatro/danza dei monaci che si svolgerà davanti al Tempio. Dopo pochi minuti sono talmente assorbita, nel vero senso della parola, dalla calca sugli spalti che finirò per dimenticarmi dello spettacolo.

Bhutan

Non è facile muoversi ne’ camminare liberamente, la gente è tanta e tende ad aumentare con il passare delle ore, per lunghi momenti sono bloccata in mezzo ad una folla eccitata e coloratissima in cui a causa del mio abbigliamento scuro non riuscirò mai a mimetizzarmi, non mi resta altro da fare che immergermi in questa colorata umanità.

Bhutan

La festa

Accade tutto nella maniera più spontanea, ogni gruppo di persone presso le quali mi fermo mi accoglie come una di loro. La caratteristica degli Tsechu è che non ci sono quelli che noi chiamiamo “punti di ristoro” tutto il necessario per la giornata è portato da casa, io sono piuttosto impreparata e ho con me solo la macchina fotografica, così mi ritrovo a condividere snack e succhi di frutta potendo ricambiare solo con un sorriso.

Bhutan

Non avrò più modo di guardare l’esibizione dei monaci, un muro umano si frappone tra me e le danze, il mio spettacolo inaspettato sarà la gente, farò parte delle loro risate, dei loro momenti di gioco, delle loro arrabbiature, delle loro preghiere e anche dei loro malori; è una tipica giornata dell’autunno Himalayano, si passa in un attimo dalla pioggia al sole battente ed è facile rimanere storditi senza la possibilità di trovare un riparo.

Bhutan

Continuo ad avanzare lentamente tra le famiglie in festa, scattando foto non a tutto quello che vedo ma a tutto quello che vivo, sentendomi parte integrante di questa straordinaria comunità chiamata mondo.

Mi piace immaginare che per le persone che ho conosciuto quel giorno, lo Tsechu 2019 verrà ricordato anche per l’incontro con uno strano personaggio che si aggirava sugli spalti con una macchina fotografica. Ero senza cibo ne’ acqua ma cercavo di interagire con tutti attraverso gesti gentili e sorrisi.

Bhutan

Mettersi in viaggio in fondo vuol dire entrare per assistere ad una rappresentazione teatrale e ritrovarsi a partecipare ad uno spettacolo di vita.


Laura Pierangeli

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