Insieme a Aber
Tra cura e solidarietà in Uganda
Sono stata con medici CUAMM per qualche giorno all’ospedale di Aber, in Uganda.

L’ospedale cura ma non offre servizi cosicchè i pazienti devono provvedere, con l’aiuto dei propri familiari, a cibo, acqua, pulizia e biancheria, che diventano compiti condivisi, intrecciati nella quotidianità di chi accompagna chi soffre.

La quotidianità dell’assistenza
E proprio in questa fragilità si crea una forza inattesa: l’ospedale diventa una comunità viva, dove la malattia non isola, ma avvicina.

Le famiglie restano accanto ai propri cari, conversano, ridono, vegliano e sostengono, trasformando i corridoi e le stanze in un cuore pulsante di solidarietà e umanità.

Questo progetto fotografico racconta Aber come presenza: di dedizione, di legami, di vita che continua, anche dove tutto sembra più difficile.

Una comunità intorno alla malattia
Perchè ad Aber l’ospedale non è solo un luogo di cura: è una comunità che respira insieme; i familiari preparano i pasti, lavano le lenzuola, vegliano accanto ai propri cari.

Tra corridoi e stanze, sotto i porticati o intorno ai fuochi, la fragilità diventa vicinanza e la malattia non isola ma avvicina.
