Istanbul 2.0
Penso ad Istanbul come ad un luogo che raccoglie una parte di noi, una parte che abbiamo dimenticato, penso al contrasto tra modernità e tradizione in una città di confine. Non è un mondo estraneo, né astratto ma pieno di voci e colori.

Certo emana il fascino dell’esotico, ma si tratta di un esotismo che in realtà influenza ed ha influenzato la ns storia di occidentali ed italiani da oltre un millennio e, nello stesso tempo, ha assorbito molti tratti della ns cultura.

La città, la seconda Roma, radicata in Europa, avamposto dell’Asia, bacino di culture, di mercati e di antiche spezie; eppure metropoli segnata dal consumismo e dalla modernità. In essa vedo i volti di tante etnie frutto di secoli di scambi, di guerre e migrazioni. Dalle colonne d’Ercole al Bosforo, un unico grande porto: il mediterraneo.

Modernità:
Oggi Istanbul presenta il risultato della laicizzazione dello stato voluto da Ataturk insieme al fenomeno di forte radicalizzazione religiosa che cosparge le strade di donne in burqa.

Un contrasto forte in una città che è sempre stata per la Turchia la porta verso l’occidente, ragazze e donne emancipate nei modi e negli abiti convivono con figure monocromatiche che lasciano intuire sotto la la tela una presenza femminile.

Magari può rivelarsi un soggetto fotografico da incorniciare in una foto didascalica, eppure quelle vesti sono la sintesi materica di una cultura che sembra non avere nulla da condividere con l’epoca in cui viviamo.

La visione espressa nelle foto non esprime alcun giudizio, semmai evidenzia come sussistano nello stesso luogo scelte diverse e, forse, in alcuni casi, imposte. Imposte dalla famiglia o senza saperlo, dalla ns società che sembra spingerci verso la libertà, libertà di essere omologati.

Lascia un commento