CLICCA SUL VIDEO QUI SOTTO PER VEDERE TUTTA LA PERFORMANCE
Al Raduno di Viaggio Fotografico, ci sarà un performance multimediale live a sorpresa al quale vorremmo che partecipassi con le tue fotografie.
Si tratta di una call fotografica, un contest a cui ti invitiamo a partecipare per metterti alla prova.
PREPARA LE FOTO:
Le foto vanno inviate entro domenica 1 marzo (vedi in fondo alla pagina).
Sabato sera 14 marzo 2026 alle ore 18,30 ci sarà una performance multimediale dal vivo, per la quale non ti aggiungiamo altri dettagli (per darti il piacere della sorpresa) ti diciamo solo che ci serviranno le tue foto. Sarà un momento condiviso, sorprendente e pensato per essere visto insieme, costruito anche grazie al tuo sguardo.
Per questo ti invitiamo a partecipare: non ci sono limiti di stile, luogo nè limiti alla data di scatto nè alla tecnica usata. Vanno bene foto realizzate con pellicola, con cellulare, con una fotocamera digitale o come vuoi.
Vorremmo coinvolgere più persone possibile per fare in modo che tutti siano protagonisti della performance e non solo spettatori…
Sei infine liberissim* di inviare immagini realizzate in qualunque contesto, anche completamente diverso dai nostri itinerari fatti con Viaggio Fotografico.
In fondo a questa pagina trovi tutte le info sull’invio delle foto.

Un viaggio per INTERNAUTI
In un evento di 2 giorni dedicati alla fotografia di viaggio in meravigliosi Paesi lontani ed esperienze indimenticabili, potrai scoprire di essere un vero internauta.
Gli Internauti sono viaggiatori dell’interiorità: esploratori che scelgono di navigare le acque della coscienza più che le geografie del mondo. Gli internauti sanno che possono fotografare il mondo attraverso lo specchio semitrasparente della loro anima che gli permette di osservare contemporaneamente se stessi e il mondo che li circonda. Per gli Internauti, il viaggio più bello è quello verso l’interno.
Se anche tu hai una tuta da Internauta o vuoi indossarla per un giorno, in questo contest troverai 47 LUOGHI da raccontare, 47 temi, 47 modi di guardarti dentro per raccontare il mondo che ti circonda.
COME FUNZIONA
Abbiamo individuato 47 “Luoghi”, intesi come temi aperti di uno stimolante contest fotografico che vedrà le foto migliori far parte della performance.
Ogni “Luogo” è da trattare come una forma metaforica è un “luogo dell’anima” e non un luogo fisico o una destinazione ed è accompagnato da una breve suggestione visiva (chiamala sottotitolo se preferisci), pensata per attivare la tua interpretazione ma senza vincoli interpretativi. Suggerimento: non “fermarti” al titolo del LUOGO, leggi la descrizione sotto, é quella che ti da la vera tematica da trattare e che amplia il concetto, lo rende concreto e “fotograficamente realizzabile”
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Ciascun Autore può inviare al massimo UNA foto per ciascun Luogo
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Si può partecipare al contest con una o più immagini inviando fino a un massimo di 47 fotografie (comunque non più di una per ogni Luogo)
- Se uno o più Luoghi (temi) non trovano il tuo interesse non ci sono problemi, puoi partecipare a tutti gli altri che stimolano la tua sensibilità
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Sarà selezionata solo UNA FOTO per ciascun Luogo per la performance live
I temi sono volutamente aperti, evocativi, non descrittivi.
Saranno particolarmente apprezzate immagini oniriche, allusive, poetiche, simboliche, ma non esiste uno stile giusto o sbagliato.
Le fotografie possono essere:
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realizzate in qualunque momento
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in qualunque luogo
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con qualunque tecnica, anche con AI
- NON è necessario che siano state scattate durante un nostro Viaggio Fotografico

I LUOGHI (concettuali) da cercare in archivio e inviare:
NB: il LUOGHI 2 e 36 sono entrambi “luogo della città alta”, NON si tratta di un errore, se infatti leggi la descrizione sotto ciascuno di essi, vedrai che ci sono 2 accezioni diverse dello stesso concetto.
- luogo del viaggiatore
Un’attesa notturna. Una soglia da attraversare. Presenza senza volto. - luogo della città alta
Uno spazio dove la luce alleggerisce. Uno sguardo che sale. - luogo del giardino d’ombra
Un luogo raccolto. Luce riflessa, filtrata, trattenuta. - luogo dell’erba
Qualcosa che cresce dove non dovrebbe. - luogo dell’acqua
Un lento avanzare. Tracce che scompaiono. - luogo della città anecumene
Spazi disabitati. Tracce umane senza presenza. - luogo dell’attesa
Un tempo fermo. Nessuna azione. - luogo della città spettrale
Architetture vuote. Aria immobile. Segni di ciò che non c’è più. - luogo della città giunglale
Strutture invase. Natura che riconquista. - luogo della casa che ride
Un interno abitato dalla memoria. Luce domestica. - luogo del fiume
Acqua che accoglie. Presenze che si avvicinano. - luogo della crisalide
Un passaggio. Qualcosa che sta cambiando. - luogo del solitario viandante
Un incontro inatteso. Uno sguardo che parla. - luogo dei giorni di polvere
Cammino arido. Corpi e gesti nella luce secca. - luogo del treno ipnotico
Troppo di qualcosa. Stratificazione. - luogo del treno che arriva
Una comparsa improvvisa. Luce che irrompe. - luogo della vergogna
Essere visti. O sentirsi visti. - luogo della smania
Irrequietezza. Un gesto che non trova quiete. - luogo del nemico
Una presenza ostile. Uno sguardo che ferisce. - luogo dei fiori calpesti
Bellezza violata. Fragilità sotto pressione. - luogo dell’ultima pagina
Un gesto conclusivo. Scrivere per trattenere. - luogo della bara
Un peso condiviso. Un movimento faticoso. - luogo del sentimento di morte
Una familiarità silenziosa. Spazi chiusi e umidi. - luogo della gipsoteca
Figure immobili. Corpi sospesi nel gesto. - luogo dell’annebbiata cordigliera
Una soglia di pietra. Essere vivi tra i morti. - luogo dei passi prediletti
Percorsi ripetuti. Spazi scelti. - luogo delle stanze nascoste
Un rifugio interno. Silenzio sorvegliato. - luogo del fraintendimento
Un suono ambiguo. Dubbio percettivo. - luogo del raccoglitore di conchiglie
Un gesto lento. Raccolta senza meta. - luogo delle congetture
Salire senza certezza. Visioni possibili. - luogo della nuova nascita
Occhi chiusi. Attesa prima della luce. - luogo dei solitari petricoli
Segnali minimi. Comunicazione elementare. - luogo del disorientamento
Mappe imperfette. Tempo senza riferimenti. - luogo dell’unica possibilità
Incontro decisivo. Riconoscersi nello sguardo. - luogo del sospetto
Diffidenza. Restare nel buio. - luogo della città alta
Una visione luminosa e distante. Un luogo desiderato, intuito, mai pienamente raggiunto. - luogo del vizio assurdo
Attrazione irresistibile per la luce. - luogo delle allegorie
Figure simboliche. Realtà trasfigurata. - luogo della piota di sabbia
Un mondo in miniatura. Deserto abitato. - luogo delle maiuscole
Concetti incarnati. Forze primarie in scena. - luogo dell’amore sacro e profano
Tensione tra corpo e trascendenza. - luogo delle fugaci metamorfosi
Identità che cambiano. Trasformazioni improvvise. - luogo del pensiero triste
Memoria che ritorna. Gioia assente. - luogo dei travestimenti
Maschere quotidiane. Ambiguità del gesto. - luogo della delusione
Ritorno alla materia. Luoghi spogli. - luogo della tristezza sublime
Consapevolezza. Vedere oltre lo sguardo. - luogo del ragazzo d’ascensore
Interruzione improvvisa. Risveglio.

MODALITÀ DI INVIO E SCADENZA
Le fotografie devono essere inviate in alta risoluzione, in formato .jpg entro e non oltre domenica 1 marzo 2026 a: info@viaggiofotografico.it
Il nome del file deve avere necessariamente questa struttura: numerodelluogo.nome.cognome.jpg (esempio: 12.mario.rossi.jpg oppure: 38.giovanni.verdi.jpg) Con il numero del luogo potremo individuare facilmente a quale argomento attribuire il tuo scatto.
Per inviare le foto puoi usare la normale email o SwissTransfer.
BUONA RICERCA A TUTTI, non vediamo l’ora di rivedervi a Roma.
Un caro saluto
Simona e Roberto



I 7 autori dello splendido volume sono (in ordine alfabetico):









































OTTO Gallery










L’editing dell’allestimento è stato pensato in ottica autoriale, tralasciando il racconto più strettamente reportagistico del singolo evento, egregiamente raccontato attraverso le lenti di Giorgio Scala nel corso della sua lunga carriera di fotografo della Federazione Italiana di Nuoto.


È quindi arrivato il momento di festeggiare, e per farlo degnamente abbiamo strutturato un’iniziativa dedicata a Roma, TRAVEL TALES AWARD WEEKEND, grazie al supporto dei nostri partner. La festa inizierà venerdi 1 ottobre con la serata di premiazione dedicata da Otto Gallery, e proseguirà sabato da Officine Fotografiche.
Mostra:
Letture Portfolio:

















L’Articolo è pubblicato anche sul mensile Acqua & Sapone nel numero di gennaio 2021: 









Arrivò la prima emorragia celebrale, arrivò il primo colpo di arresto della sua carriera fotografica, ma non smise di fotografare e andò avanti continuando a scattare le sue foto nonostante tutto. Fu questo un lungo periodo di 15 anni nei quali andò a realizzare i ritratti dei suoi amici, altri artisti e intellettuali della scena giapponese. La selezione dei soggetti andò a cascata: lasció un pennarello su una porta dentro casa e gli amici che andavano a trovarlo gli scrivevano man mano una lista sempre più lunga di altre persone da aggiungere al suo lavoro.
L’ultima parte della sua produzione fotografica è stata una ricerca sui luoghi sacri giapponesi, sui giardini tradizionali, sui dettagli di statue sacre. Continuò a scattare con nuove modalità, un nuovo stile, stavolta molto più rallentato, universale. In quest’ultimo periodo le sue immagini hanno perso il dinamismo coinvolgente del reportage e si sono evolute nello still life e nella fotografia di architettura che richiedono pazienza, studio, (sono pochi i Fotografi che abbiano la voglia di ristudiare il proprio stile).















Ci accoglie Max nella sua mostra, come farebbe un bravo padrone di casa, è un personaggio mite ma molto portato a parlare del suo lavoro del quale è palesemente innamorato, lo fa con toni pacati e non autocelebrativi ma con la consapevolezza di chi sa il fatto suo.




Foto: © Darcy Padilla
Foto: © Anand Varma
Foto: © Massimo Sestini


Descrivo lo spazio perchè ben si presta alle foto di Marco Bulgarelli, la cosa che si nota infatti è proprio il percorso di avvicinamento che fa il Visitatore per arrivare a fruire di queste immagini. Trastevere è una zona pedonale e per arrivare alla mostra fortunatamente si è obbligati (uno dei pochissimi posti di Roma) ad attraversare a piedi una vasta isola pedonale chiusa al traffico e piena di persone. Si cammina, quindi, almeno una decina di minuti dal più vicino luogo di transito delle auto. Il camminare riduce la velocità degli spostamenti e allontana dallo stress del traffico. Insomma, per quando arrivi al Museo sei rientrato in empatia con te stesso, hai lasciato i rumori dei motori lontano, hai dimenticato il fattore tempo, così importante per vivere in una città come Roma. Quando arrivi insomma le tue orecchie hanno iniziato a riascoltare il canto dei gabbiani che ti volano sulla testa, ti sei accorto che Trastevere è un luogo a misura d’uomo in cui l’auto non serve e le persone ancora possono salutarsi per strada perchè riescono a parlare, a sentire le voci anche se i toni sono bassi. Quando arrivi alla mostra anche gli occhi sono più attenti ai dettagli, più liberi di guardarsi intorno e di relazionarsi prima con la città, ora con le opere. Camminando tra la gente hai seguito per circa un chilometro un flusso di persone, una serie di incontri con Turisti e Romani e hai seguito una direzione, lentamente. Tutto questo in un ritmo a misura d’uomo, riuscendo a percepire la temperatura dell’aria e altri fattori in cui non siamo abituati a muoverci e proprio per questo quindi ci risultano particolarmente congeniali.
E il silenzio è proprio ciò che di più colpisce vedendo le bellissime fotografie di questa mostra. Il silenzio dei passi che camminano dentro Trastevere, il silenzio di un ex Convento in cui sono esposte le foto, il silenzio che esplode senza far rumore dalle immagini di questo silenzioso Fotoreporter romano che espone nella Galleria più caratteristica e bella della sua Città.












In quel posto di desolante disperazione, in quel limbo albicante ebbi un urto del sangue, un soprassalto di palpiti nella gola:avevo visto mio padre, seduto a uno dei tavoli lungo il muro, mio padre che mangiava un uovo fritto intingendo nel rosso i pezzetti di pane. In quel sepolcro imbiancato e piastrellato.
Eravamo accaldati, camminavamo senza una parola. L’asfalto era molle ed esalava un odore acuto. Le case s’erano fatte rade, finché la strada morta andò a perdersi in un luogo aperto, buio, da cui si vedevano lontani fanali. Arrivammo sotto un caseggiato immenso, altissimo, una enorme scatola grigia che s’innalzava da un terrapieno in mezzo a sterri, al centro di una radura di sterpaglia, dove c’erano cumuli di detriti disseminati qua e là. Ai margini nereggiava l’imponente torre di tubi di un gasometro e, sotto, la sagoma a denti di sega di un tetto di fabbrica dalla tozza ciminiera.
Alla serata hanno partecipato, tra gli altri, anche Alicja Kapuścińska, vedova dello scrittore, Jaroslaw Mikolajewski, il noto poeta e giornalista polacco, che è stato fino a pochi mesi fa direttore dell’Istituto Polacco di Roma, e Marino Sinibaldi, giornalista di Radio Rai e conduttore radiofonico, molto noto come instancabile promotore e animatore di grandi iniziative culturali, il quale ha coordinato gli interventi dei partecipanti alla serata ed ha intervistato i premiati.
Renato Gabriele





